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Pulite quella statua

L’altro ieri mi telefona Ennio “cassiëtta”, storico tifoso del Toro, uno dei sempre più rari superstiti della generazione che ebbe il privilegio di tifare in braghe corte per il Grande Torino. Mi invita al Ponte Barra per pranzo (a cena non si può ancora). C’è da parlare con altri appassionati di ciclismo (lui lo è) dell’opportunità di sollecitare al Comune una radicale pulizia alla statua di Fausto Coppi, in corso Casale davanti al Velodromo, visto che il prossimo Giro d’Italia passerà lì vicino. Io non sono un grande tifoso di ciclismo, ma quand’ero gagno lo erano un po’ tutti. Le biglie di plastica con cui giocavamo su meravigliose piste di sabbia avevano tutte la foto di un ciclista famoso incapsulata sotto l’emisfero trasparente. Erano i tempi manichei del “di qua o di là”. Tertium non dabatur. A un amico nuovo chiedevi sempre “Toro o Juve?” oppure “Coppi o Bartali?”. Fra i grandi anche “Gina o Sofia?”. Comunque al Ponte Barra vado sempre volentieri. E’ un vecchio ristorante piemontese dove si mangia e si è serviti come una volta, col vassoio e il passaggio del bis. Teatro di scherzi che ci facevamo fra goliardi. Mentre eravamo seduti a tavola uno si alzava, andava di là fingendo di andare alla toilette, prendeva un pesce dalla vetrina e lo infilava nella tasca interna del cappotto di uno di noi. Io una volta uscii (era autunno) e in cinque minuti riempii letteralmente di foglie secche la Dedra nuova di un amico, fino al cruscotto. Piatti piemontesi, dicevo. Su tutti il superbo carrello dei bolliti. Una barbera da ‘sopaté le orìje’. E’ stato bello, dopo il lockdown, ricominciare da lì. Le piòle mi mancavano. Persino i pruss martin al vino mi sono sembrati una roba da Guida Michelin.

collino@cronacaqui.it

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