elis gonn
Cronaca
IL CASO

Pugnalò il barista per le avance: ora è semilibera e ha un lavoro

La giovane aveva anche gettato acido addosso a un esorcista in Nicaragua

Il diploma in servizi socio sanitari, voto finale 100. Le letture in filosofia e teologia. La donazione, alla biblioteca penitenziaria, delle decine di libri che le sono stati spediti in carcere da estimatrici e associazioni. Il percorso di cura psichiatrico, affrontato per la prima volta nella sua vita. E poi, il coraggio di mettersi in gioco nella vita comunitaria, dietro le sbarre. Condividendo anche le paghette raccolte facendo le pulizie, con le compagne più povere. Ecco il riscatto di Elis Gonn, la 27enne russa che dopo avere girato il mondo, militato tra le fila dei comunisti nicaraguensi (e avere sfregiato con l’acido un vescovo a Managua), era finita nei guai a Torino, per avere accoltellato un barista di zona San Donato. Elis aveva accusato l’uomo di averle fatto delle avance dopo il colloquio di lavoro. La tesi è stata considerata infondata. Agli atti c’era un messaggio, forse di lui, in cui la si invitava a fare un massaggio. Non abbastanza per evitarle una condanna. Il giorno dopo averlo ricevuto, Elis Gonn (era il 25 giugno 2020) aveva comprato spray e coltellino e si era avventata contro il titolare. La sentenza per tentato omicidio è diventata definitiva un anno fa: quattro anni. Una pena concordata in appello il 27 giugno 2021. L’avvocata che difende Elis, Stefania Giordano, ha sempre pensato che dietro quell’azione vi fosse una mente tormentata da problemi psichiatrici. Una tesi suffragata dal consulente della difesa. «L’ho fatto per tutte le donne», aveva detto Elis dopo avere accoltellato il barista all’addome. Una frase che aveva spinto molti a definirla “femminista”, anche se Gon ha sempre respinto l’appartenenza a un movimento. In carcere, al Lorusso e Cutugno, Elis è stata sommersa di lettere di donne che le manifestavano solidarietà. Femministe, semplici ragazze che sentivano di avere qualcosa in comune con lei. Elis ha deciso di curare le sue fragilità e si è affidata alle cure psichiatriche. Oggi sta bene, e grazie al suo «buon percorso» in carcere, il tribunale di sorveglianza le ha concesso la semilibertà. La giovane potrà uscire dal Lorusso e Cutugno per andare a lavorare in una ditta come operaia. Dovrà rientrare in cella per dormire. Sono gli stessi giudici, nell’ordinanza, a riassumere la vita della 27enne come «complicata e dolorosa».

Fattore che va considerato per comprenderla. «Disturbo bipolare, pregressa detenzione in Nicaragua», alcuni dei fattori valutati. Elis non è mai stata ferma. Dalla Russia al Canada, dal Singapore al Centro America, dove fece «esperienze di esorcismo». Oggi Elis ha trovato una sua pace e una sua dimensione religiosa: il tribunale, oltre alle uscite lavorative, le ha concesso anche la possibilità di partecipare, una volta a settimana, a una messa. «La pena deve essere rieducativa e non afflittiva – afferma l’avvocata Giordano – e il caso di Elis rispecchia questo concetto: ha svolto un bellissimo percorso in carcere, mettendosi in gioco».

In cella la 27enne, che parla correttamente sette lingue, ha sempre studiato e lavorato. I soldi li ha condivisi con «chi è più povera o fragile di me». Elis è apprezzata in particolare, dalle detenute che hanno problemi psichiatrici: a suo modo, le sostiene. Adesso è pronta per volare verso una nuova avventura. C’è un posto di lavoro che la aspetta oltre le mura. «Voglio riscattarmi – dice – e se un giorno, scontata la pena, potrò, vorrei continuare ad aiutare le altre detenute».

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