Provaci ancora, Leo

Leonardo Da Vinci

Facebook presenta le cose più imprevedibili. Ieri un disegno di Rubens tratto dalla battaglia di Anghiari di Leonardo Da Vinci. Già. La battaglia di Anghiari. Bella storia. Per chi non lo sapesse, nel 1503 Leonardo era già famoso, e aveva appena concluso il suo proficuo ventennio milanese, alla corte di Ludovico il Moro. Ed eccolo tornare onusto di gloria a Firenze, dove Pier Soderini, gonfaloniere della rinata Repubblica fiorentina lo incarica di decorare una delle due pareti lunghe (54 metri per 18) del nuovo Salone dei 500, a Palazzo Vecchio. La parete opposta viene affidata al suo collega e rivale Michelangelo (nientemeno!) e ovviamente ne nasce una gara. A Leonardo tocca illustrare la Battaglia di Anghiari e a Michelangelo quella di Cascina. Solo che a Leonardo la tecnica dell’affresco, che mette fretta al pittore, non piace: lui ha bisogno di dipingere con calma. Sceglie allora l’encausto, desueta tecnica mista tempera/olio che prevede il disseccamento finale dei colori a fuoco vivo. L’enormità della sala e la grande altezza non permettono però di avvicinare i pentoloni pieni di braci ardenti a tutto il dipinto, e i colori colano, si sovrappongono. Una tragedia. Leonardo a un certo punto si arrende. Del dipinto, coperto 50 anni dopo dall’affresco del Vasari oggi esistente, restano pochi schizzi tratti dai cartoni prima che si perdessero. Perché ho raccontato questo? Per ricordare che anche i più grandi geni sbagliano e che davanti ai loro errori bisogna essere più fatalisti e pazienti. Oggi chi commettesse un disastro simile verrebbe stroncato, deriso, perseguitato con richieste di danni. A Leonardo non fecero nulla di simile, e meno male: poco dopo dipinse la Gioconda.

collino@cronacaqui.it

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