Isis: inchiesta a Torino, arrestati tre tunisini
Cronaca
I “profili” sospetti, non più di una dozzina in tutto, sarebbero riconducibili a persone domiciliate in Italia

GUERRA AL TERRORE. Propaganda Isis sui social, la procura di Torino indaga per proselitismo

L’inchiesta è nata da una segnalazione della polizia postale sulla diffusione in rete di materiale a sostegno dello Stato Islamico e della Jihad. Il reato ipotizzato è quello di “arruolamento con finalità di terrorismo internazionale”

Immagini di militari catturati, ma anche scene di torture e barbare uccisioni. Sarebbero di questo tenore le foto e i video che gli specialisti della polizia postale del compartimento di Torino hanno trovato setacciando Facebook, Twitter e altre piattaforme social durante le attività di contrasto al cyberterrorismo. Si tratta di immagini postate non a caso sulla rete, secondo gli inquirenti. Perché, negli intenti di chi le ha scelte, evidentemente dovrebbero servire a magnificare e ad esaltare le sorti dell’Isis incitando, al contempo, alla jihad.

LA PROCURA INDAGA PER “PROSELITISMO”
La segnalazione è arrivata alla procura del capoluogo piemontese, dove i magistrati stanno meditando di trasformare l’incartamento in un fascicolo di indagine per “proselitismo”. Qualcosa di più grave, dunque, della semplice propaganda. Gli agenti hanno individuato numerosi “mittenti” dei messaggi. Non è detto però che tutti i profili corrispondano ad identità reali. I veri autori non sarebbero più di una mezza dozzina, sparsi per varie località italiane. Ma il punto è che i loro post non si presentano come semplici contributi alle discussioni che infuriano in rete: appaiono più come il tentativo di trovare nuovi adepti alla causa del Califfo nero.

BLACK LIST DA AGGIORNARE COSTANTEMENTE
Questa, almeno, è la riflessione dei pubblici ministeri. Il reato da applicare diventerebbe dunque l'”arruolamento con finalità di terrorismo internazionale“, dove i giuristi fanno rientrare le attività di “proselitismo” che intendono aumentare, potenzialmente, il numero di persone pronte a compiere atti di violenza. La polizia postale lavora di concerto con altri organi di polizia e di intelligence non solo in Italia. L’esplorazione del web è continua. Un decreto del 2015 ha previsto la creazione di una vera e propria “black list”, da aggiornare costantemente, dei siti in cui compaiono post e video destinati al proselitismo.

UN PM PUO’ ANCHE CHIEDERE LA RIMOZIONE DEI CONTENUTI
Il pubblico ministero, se è il caso, può anche ordinare ai fornitori di servizi di hosting la rimozione dei contenuti. Ma soprattutto l’apertura formale di un procedimento giudiziario permette agli investigatori di approfondire le indagini. A Torino magistratura e forze dell’ordine si sono già occupati di analoghe forme di propaganda.

IL CASO DEL MAROCCHUNO DI LANZO TORINESE
Nel dicembre del 2015 un ventenne di origini marocchine, residente a Lanzo Torinese, patteggiò due anni di carcere per avere diffuso sul web un documento di sostegno allo Stato islamico dell’Isis. Il pm Antonio Rinaudo procedeva per apologia di reato aggravata dalla finalità terroristica. Il documento, apparso nel dicembre 2014, parlava delle strutture dello Stato e dei servizi che offriva ai cittadini; nel finale conteneva un appello ad accorrere in sua difesa.

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