Termosifone (Depositphotos)
Economia
Il Governo vara le regole per risparmiare 8,2 miliardi di metri cubi di gas

Pronto il piano per l’inverno: si taglia 1 grado nelle case

Termosifoni accesi dal 22 ottobre invece che dal 15: «Così ci prepariamo al blocco delle forniture russe». Consigli anche sull’utilizzo di frigoriferi, tv e lavatrici

Case più fredde, docce più corte e maggiore attenzione nell’uso degli elettrodomestici: come nel 1973, la crisi energetica colpisce direttamente i consumi e chiede sacrifici agli italiani. E stavolta entra direttamente nelle case, anche se sarà difficile verificare il rispetto delle nuove regole.

È tutto scritto nel Piano nazionale per il contenimento dei consumi del gas naturale: a pubblicarlo, nella giornata di ieri, il Ministero per la Transizione ecologica guidato da Roberto Cingolani. Quindici pagine che elencano come bisognerà comportarsi questo inverno e anche il prossimo, quando «probabilmente avremo consumato tutte le scorte».

La base di partenza del documento è la guerra in Ucraina e la dipendenza dell’Italia dal gas russo (il 40% del fabbisogno, con 29 miliardi di metri cubi sui 76 miliardi consumati nel 2021). In questi mesi, infatti, il Governo ha cercato di fare scorta di gas e ottenere forniture ulteriori da Egitto, Qatar, Congo, Angola, Nigeria, Mozambico, Indonesia e Libia. Non solo, tra il 2023 e il 2024 si punta ad avere due nuovi rigassificatori galleggianti in Toscana ed Emilia-Romagna. E intanto si cercheranno altre fonti di energia per dipendere meno dalla Russia. Ma ci vorranno almeno due anni per riuscirci: «Tutto questo è fondamentale soprattutto per affrontare l’inverno 2023-2024: con molta probabilità, gli stoccaggi saranno pienamente utilizzati nella stagione invernale 2022-2023 e dunque occorrerà ricostituire le riserve».

Prima, però, bisogna resistere e superare la crisi energetica più difficile degli ultimi 30 anni. Come? Con il Piano di contenimento dei consumi, necessario per risparmiare almeno 8,2 miliardi di metri cubi di gas. In primis si punta ad aumentare la produzione di energia elettrica con combustibili diversi dal gas. Ma, soprattutto, s’interverrà sul consumo in case, negozi e industrie, che già si stanno riducendo a causa dei costi elevatissimi: il ministro Cingolani firmerà un decreto che imporrà una riduzione di 1 grado per il riscaldamento degli edifici, con 2 gradi di tolleranza. Quindi 17 per gli edifici industriali, artigianali e assimilabili e 19 per tutti gli altri. Poi viene ridotto di 15 giorni il periodo di accensione del riscaldamento e di 1 ora la durata giornaliera: per quanto riguarda Torino, i termosifoni potranno essere accesi per 13 ore giornaliere dal 22 ottobre al 7 aprile. Quindi si potrà partire una settimana dopo e si dovrà spegnere otto giorni prima. Ma sono esclusi ospedali, case di riposo e altri luoghi sensibili.

Così si punta a risparmiare quasi 3,2 miliardi di metri cubi di gas. A patto che tutti rispettino le regole: «Non essendo possibile avere un controllo puntuale, si punterà sulla responsabilizzazione dei conduttori degli impianti di riscaldamento centralizzato, sul monitoraggio dei dati orari di prelievo e su controlli a campione» si legge nel Piano. Il resto dovrebbero farlo i comportamenti più attenti: l’elenco va dalla riduzione della temperatura e della durata delle docce all’utilizzo del condizionatore anche in inverno. Poi bisognerebbe abbassare il fuoco sotto l’acqua dopo l’ebollizione, ridurre il tempo di accensione del forno, accendere lavastoviglie e lavatrice solo a pieno carico, staccare le spine degli elettrodomestici e della tv, ridurre i consumi di frigoriferi e lampadine. Infine il Piano spera che i privati acquistino pannelli solari, lampadine a Led e caldaie più moderne. Ma pochi potranno permettersi investimenti simili di questi tempi.

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