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Cronaca
Convocato il Comitato regionale sulla sicurezza

Pronti ad accogliere, ma il Prefetto avverte: «Servono strutture»

Attivo anche il Piano di difesa civile in caso di attacco bellico o terroristico e Nbcr. Preoccupazione per la crescita dei reati

Il Piemonte c’è ed è pronto ad accogliere i profughi in fuga dalla guerra in Ucraina. «Siamo in prima linea e vogliamo essere protagonisti», commenta il sindaco Stefano Lo Russo, uscendo dal Comitato regionale di sicurezza che si è tenuto ieri in Prefettura dove è stato affrontato, tra gli altri, anche il tema del conflitto in corso. Il sistema dei Cas (Centri di accoglienza straordinaria) è pronto a ricevere i migranti dell’Est, ma non basterà. A ribadirlo è il prefetto Raffaele Ruberto, che intende puntare molto sulla rete della comunità ucraina, ben radicata in Piemonte. «Occorre reperire delle strutture – spiega -. Mi auguro che la sensibilità del territorio consenta di ospitare molte famiglie». I Centri di accoglienza costituiscono uno «zoccolo duro minimo» prosegue il prefetto, ma fa sapere di essere all’opera per reperire nuovi spazi. Nel frattempo il presidente della Regione, Alberto Cirio, ricorda di aver attivato un coordinamento per l’emergenza ucraina. Una sorta di Unità di crisi, che questa volta si occuperà di guerra. «I profughi che arrivano in Piemonte trovano una regione dove ci sono 20mila ucraini». Nel pomeriggio di ieri poi i due si sono ritrovati per mettere a punto il Piano dell’accoglienza nelle sue diverse fasi di sviluppo. Infine, per ciò che riguarda il conflitto e gli aiuti piemontesi, Cirio ha annunciato l’invio di un ospedale da campo con equipe medica al seguito, «uno dei due più moderni in Europa», di medicinali e sacche di sangue destinati ai civili e alle truppe ucraine. Per ciò che riguarda la percezione di insicurezza dovuta alla guerra e le rinnovate minacce all’Occidente, il prefetto ha ricordato che esiste e può essere attivato in qualunque momento «il Piano di difesa civile disposto in caso di attacco bellico o terroristico». Un elaborato segreto che prevede evacuazioni, dotazione ai cittadini di dispositivi di difesa, vie di fuga e di riparo, comunicazioni (anche con il suono delle sirene) con la cittadinanza per annunciare pericoli. Un elaborato di cui è dotata ogni provincia del Paese. «Ma allo stato dei fatti – ha sottolineato Ruberto – non ci sono allerte». Nel corso del Comitato è stata analizzata anche la crescita del numero di reati nell’ultimo periodo (+15% e +30% i furti) e altre criticità quali le baby gang, l’attività della criminalità organizzata e la Tav, la linea di alta Velocità che collegherà, transitando in Piemonte, il Portogallo, proprio con Kiev, la città oggi sotto assedio.

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