Le Poste di via Monteverdi
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IL FATTO

I progetti “smarriti” di Barriera: in 527 firmano per la rinascita

Nel mirino dei residenti le Poste di via Monteverdi e il Trincerone

Il vecchio palazzone delle poste di via Monteverdi, il trincerone dimenticato di via Sempione e quello Scalo Vanchiglia da anni in attesa di una riqualificazione. In 527 hanno firmato per la petizione di iniziativa popolare, consegnata al consiglio comunale e presentata al consueto Diritto di Tribuna.

Un grido d’allarme, l’ennesimo, presentato in questi anni dai residenti dei quartieri Barriera di Milano e Regio Parco. Autori di almeno quattro raccolte firme negli ultimi due anni. A dimostrazione di una insofferenza che dura da troppo tempo. «Nell’ultimo anno e mezzo – lamentano i firmatari – non è stato fatto alcun intervento per migliorare le condizioni di vivibilità delle periferie».

Nel mirino ci sono le poste di via Monteverdi, vandalizzate e saccheggiate dai ladri. Con quei parcheggi tornati ad essere preda delle occupazioni degli zingari. A seguire ecco il trincerone che divide via Sempione da via Gottardo, da sempre nei sogni della Variante 200 con il progetto della linea 2 della metropolitana. E poi la chiusura della Manifattura Tabacchi e l’ex Fimit, ostaggio del degrado. O ancora lo Scalo Vanchiglia, liberato dai rifiuti ma sempre in attesa di una rinascita, e il sogno di una ciclabile che colleghi la zona di via Bologna al parco della Colletta e al cimitero Monumentale.

«Progetti ormai non più rimandabili» sostengono i firmatari che lamentano uno scarso controllo verso i minimarket e i circoli gestiti da cittadini stranieri. Cresciuti come funghi negli ultimi anni. «Sono state rilasciate troppe licenze – contesta la signora Giannina – per esercizi che non rispettano le normative in materia di commercio. Non hanno orari di apertura e chiusura e hanno contribuito al degrado della zona».

Sull’argomento che tiene in apprensione i cittadini è intervenuta anche la presidente della circoscrizione Sei, Nadia Conticelli. «La giunta comunale – spiega Salerno – ha spesso trattato le nostre sollecitazioni come pretesti di polemica politica. Adesso che le istanze sono espresse dai cittadini attraverso la loro viva voce cosa dirà?».

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