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CASTELLAMONTE Il Tar ha respinto il suo ricorso contro il provvedimento del prefetto

Profugo indagato per violenza sessuale: i giudici gli tolgono lo status di rifugiato

Il 30enne della Sierra Leone accusato di abusi ai danni di una connazionale di 23 anni

Richiedente asilo indagato per violenza sessuale ed estorsione perde i requisiti alla protezione internazionale. Il suo ricorso contro il provvedimento prefettizio che lo esclude è stato bocciato dal Tar.

Il Tribunale ha respinto il ricorso presentato da un trentenne della Sierra Leone ospitato presso una cooperativa di Castellamonte e indagato dalla procura di Cuneo perché nel gennaio scorso avrebbe cercato di abusare di una connazionale di 23 anni.

In seguito a questo il prefetto di Torino gli aveva revocato le misure di protezione internazionale. L’uomo, si trovava prima in un centro in provincia di Cuneo, poi era stato trasferito a Castellamonte dove è stato raggiunto dal provvedimento del prefetto. I giudici del Tar hanno anche respinto la domanda di ammissione al patrocinio legale a spese dello Stato avanzata dal ricorrente.

«Con ricorso notificato in data 6 marzo 2018 alla prefettura di Torino il ricorrente insorgeva contro il provvedimento del 26 gennaio 2018, comunicatogli in pari data, con il quale il prefetto di Torino revocava le misure di accoglienza di protezione internazionale per essersi il medesimo reso responsabile di comportamenti gravemente violenti», scrivono i giudici della prima sezione del Tribunale amministrativo regionale del Piemonte.

Ricorso che, per diversi motivi, è stato bollato come inammissibile. E tra questi, l’infondata censura, secondo i giudici, «poiché i fatti di tentata estorsione e violenza sessuale aggravata commessi in danno di una connazionale ospite del medesimo centro di accoglienza, sebbene ancora oggetto di indagini preliminari presso la procura di Cuneo, si rivelano idonei ad integrare il presupposto legale dei comportamenti gravemente violenti che giustificano l’adozione della revoca della misura di accoglienza». Di conseguenza dovrà lasciare la struttura che lo ospita e mantiene, in attesa dell’esito delle indagini.

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