biologo ambientale presentazione senato
Cronaca
Una nuova figura professionale

Professionisti dell’ambiente al servizio degli enti locali: nasce il “Biologo di Comunità”

Ieri a Roma la presentazione con l’Onb, il Cnba, l’associazione Altritalia Ambiente e i rappresentanti dell’Anci

Perché il Biologo di Comunità? Perché è un “professionista dell’ambiente“, altamente qualificato, che racchiude in sé competenze diverse che possono essere utili negli enti locali per rispondere ad un vasto ventaglio di esigenze delle istituzioni territoriali. Un solo biologo, infatti, può essere chiamato a svolgere molteplici funzioni rivelandosi un investimento tutt’altro che dispendioso per le casse pubbliche. Se ne è discusso ieri, venerdì 4 febbraio, a Roma, nella “Sala Zuccari” di Palazzo Giustiniani.

AL SERVIZIO DEGLI ENTI LOCALI
Qui, negli spazi del Senato della Repubblica, nel corso di un incontro promosso dalla senatrice Anna Maria Bernini ed organizzato dall’Ordine Nazionale dei Biologi e dal Coordinamento Nazionale Biologi Ambientali (CNBA), il presidente dell’ONB Vincenzo D’Anna, accompagnato dai rappresentanti del CNBA (il presidente Maurizio Durini e la responsabile della Comunicazione Maria Sorrentino), dai vertici dell’associazione l’Altritalia Ambiente (segretario generale Renato Narciso) e dalla presidente dell’Enpab (la cassa di previdenza e assistenza dei Biologi) Tiziana stallone, ha incontrato i sindaci delle principali città metropolitane, nonché i membri dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI), proprio per illustrare loro le potenzialità e le risorse che possono derivare dall’adozione di questa innovativa figura professionale di Biologo Ambientale.

AMBIENTE E DELLA SALUTE PUBBLICA
Attualmente – è stato, infatti, ribadito durante la presentazione – per quanto concerne le esigenze sanitarie ed ambientali, l’amministrazione pubblica agisce a posteriori, vale a dire dopo che il danno è sopraggiunto. Il Biologo di Comunità, all’opposto, può agire come un “campanello d’allarme“, lavorando sulla criticità causate dalle calamità naturali, ma anche sulla cattiva gestione delle risorse ambientali e sulla tutela della salute pubblica attraverso processi di profilassi o di promozione della corretta alimentazione. Motivo in più, dunque, per non farne a meno.

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