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I professionisti dei cortei

Il prossimo 8 dicembre, in evidente risposta alla riuscita manifestazione Sì Tav del 10 novembre, andrà in scena un corteo No Tav. Non ho scelto a caso l’allocuzione “andrà in scena”. Il tema No Tav è caro all’estrema sinistra, e la sinistra, estrema o no (in questo caso la sinistra “rosa” del Pd è pro Tav), è scafatissima quanto a manifestazioni. E qui siamo all’andare in scena. Nella loro testolina i compagni amano le “sfide a manifestazioni”. Da sempre quantificano le loro con numeri doppi o tripli rispetto a quelli calcolati dalla polizia. La logistica è accurata: treni e pullman gratuiti, anche da lontane provenienze, per sembrare in tanti. Sacchetti lunch o buoni pasto per chi viene da fuori. Ma sono le tecniche scenografiche ad essere particolarmente accurate. Innanzitutto bandiere, striscioni, tamburi e fischietti gratis per tutti. Poi avanzamento dei cortei a falangi parallele e distaccate: nelle foto da lontano gli spazi vuoti non si vedono, e sembra tutto un compatto serpentone di teste e bandiere. Volete scommettere che le foto dell’8 dicembre saranno prese col teleobiettivo dal balcone di Palazzo Madama e mostreranno una via Garibaldi apparentemente piena, da piazza Statuto a piazza Castello? Ma questi sono trucchi noti. È la logica della piazza che bisogna respingere. La Tav (come la Tap) interessa a tutta Italia, non c’entrano i cortei fatti qui o là. Se si vuole dare un chiaro indizio di chi è pro e chi è contro, si faccia un referendum consultivo senza quorum in tutto lo stivale. Si sentano le maggiori associazioni professionali e imprenditoriali. Poi si decida. Ma a Roma, non a Torino dove sfilerà con sciarpa tricolore un tizio che non ci rappresenta.

collino@cronacaqui.it

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