eternit
News
Lo straziante racconto dei figli di Giulio Testore: “Faticava a respirare e vomitava sangue”

Processo Eternit bis al via. I figli dell’operaio morto a Cavagnolo: “Vorremmo vedere Schmidheiny in un letto come papà”

Il magnate svizzero deve rispondere di omicidio colposo per due casi di morte di amianto nello stabilimento torinese

Questa mattina, a Torino, al via il processo Eternit bis contro Stephan Schmideiny, il magnate svizzero che deve rispondere di omicidio colposo per la morte da amianto di un ex operaio dello stabilimento di Cavagnolo (To) e di una casalinga che abitava a un chilometro dalla fabbrica.

RICORSI GIUDICATI INAMMISSIBILI
Nei giorni scorsi la Cassazione ha giudicato inammissibili i ricorsi del pg e del pm di Torino contro lo smistamento del processo per il decesso di 258 persone a causa dell’amianto. I giudizi rimarranno così incardinati a Torino, Vercelli, Napoli e Reggio Emilia. La Suprema Corte ha inoltre confermato il declassamento dell’accusa da omicidio doloso a colposo.

IL SINDACO DI CAVAGNOLO: RESTA SETE DI GIUSTIZIA
“Siamo rimasti molto amareggiati e sorpresi per lo ‘spacchettamento‘ del processo su quattro procure e per la derubricazione del capo d’accusa” è stato il commento di Andrea Gavazza, sindaco di Cavagnolo, a margine dell’apertura del processo. “Ma queste decisioni – ha continuato – non possono far venir meno la sete di giustizia, confidiamo nell’esito del processo: per quanto ci riguarda le uniche certezze sono il dolore dei familiari delle vittime e le condotte estremamente gravi degli imputati”.

LA RABBIA DEI FAMILIARI DELLE VITTIME
A margine del processo, hanno parlato i cinque figli di Giulio Testore, ex operaio di Cavagnolo che perse la vita nel 2008 a causa di un mesotelioma pleurico. “Vorremmo vedere Schmidheiny in un letto, con l’ossigeno alla bocca, proprio come nostro padre” hanno detto. Poi lo straziante racconto della malattia del padre. “In quello stabilimento ha lavorato per 27 anni, prima della chiusura della fabbrica nel 1982. Faticava a respirare e vomitava sangue. Di notte doveva correre sul balcone a prendere aria. Si è spento a 82 anni ed è stato fortunato: dall’autopsia è emerso che i suoi polmoni e la pleura erano pieni di fibre di amianto”.

“ABBIAMO PAURA DI AMMALARCI”
“Lavorava nel reparto dove si mescolava l’amianto con il cemento, per giunta senza guanti, né mascherina” hanno proseguito i figli di Tesroe. “Non dimenticheremo mai l’odore di olio e cemento. Abbiamo paura di ammalarci, perché anche noi abbiamo respirato amianto per anni” hanno concluso.

SUBITO BOTTA E RISPOSTA TRA DIFESA E ACCUSA
Nel frattempo in aula non sono mancate le scintille tra accusa e difesa. “Alcuni enti e associazioni, che oggi chiedono di essere parte civile nel processo, sono nate dopo il verificarsi dei fatti in oggetto e non hanno nulla a che vedere con il territorio di Cavagnolo” ha detto l’avvocato Astolfo Di Amato, difensore di Schmidheiny, opponendosi alla richiesta di numerose associazioni di costituirsi parte civile. “L’elemento temporale è irrilevante, così come è irrilevante l’aspetto territoriale – è stata la replica del pm Gianfranco Colace -. In un processo come questo, la presenza di parti civili non crea nessuno squilibrio tra l’accusa e la difesa”.

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

banners
Precedente
Successivo
Precedente
Successivo