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Cronaca
IL GIALLO DI CHIVASSO

Prima l’agonia in strada e poi il colpo alla fronte: gli ultimi attimi di Giusy

Un supertestimone avrebbe visto l’uomo buttare la pistola. E ora il fratello accusa un vicino: «L’ha gettata dalle scale»

Rantolava, agonizzante a terra, colpita da due proiettili, uno allo zigomo e l’altro in fonte. Il killer le si è avvicinato, le ha puntato la pistola alla testa e ha esploso il colpo di graziaE’ questo uno degli elementi che emergerebbe dall’autopsia eseguita ieri pomeriggio sul cadavere di Giuseppina Arena, 52 anni, trovata senza vita mercoledì sera nei boschi che da Chivasso Montegiove arrivano fino a Montanaro, paese d’origine della donna. Il medico legale Roberto Testi che ha eseguito gli esami autoptici presso la sala mortuaria del cimitero Parco, dove il corpo senza vita di Giusy era stato traslato ieri mattina, avrebbe anche accertato che la donna sarebbe spirata a metà giornata, all’ora di pranzo. Dunque Giusy la “cantastorie” sarebbe stata ammazzata in pieno giorno in un luogo a quell’ora frequentato dagli amanti del jogging che utilizzano la pausa pranzo per fare una corsa in una sorta di anello naturale che lambisce il boschetto di Montegiove. E sarebbe proprio uno di loro il supertestimone che avrebbe riferito ai carabinieri d’aver visto qualcuno che tentava di «disfarsi di qualcosa nei pressi del torrente Orco» che dista dal luogo del delitto poche centinaia di metri. Tant’è che due giorni fa e ieri, i carabinieri (con tanto di unità cinofila e con l’ aiuto dei vigili del fuoco) hanno proseguito le ricerche dell’arma del delitto, una pistola Calibro 7,65, verosimilmente lanciata nel fiume. Le indagini proseguono e, in questa prima fase, sono finalizzate a verificare gli alibi delle persone più vicine alla vittima, a iniziare dal fratello Angelo che ha fornito nel dettaglio i suoi spostamenti durante la giornata di mercoledì: «Sono stato in un bar a Montanaro dove ho cercato di contattare mia sorella per farle gli auguri di compleanno, ma lei non mi ha risposto… Poi ho fatto benzina alla Esso sulla stradale per Chivasso» e, infine, l’uomo si sarebbe recato nella città dei nocciolini; prova ne è una storia postata su Instagram dalla pizza del Duomo. Nell’ultimo periodo, Angelo Arena, 50 anni, avrebbe avuto qualche screzio con la sorella, ma i rapporti – a suo dire – si sarebbero poi normalizzati. Prova ne è, ha riferito ai carabinieri, che «mia sorella mi aveva confidato che aveva paura di un uomo, suo vicino di casa, che tempo fa l’aveva scaraventata giù dalle scale procurandole la frattura ad un braccio». Anche questa circostanza è oggi al vaglio degli investigatori che confermano che «sono in corso alcuni accertamenti». Uno di questi riguarderebbe il vecchio telefono cellulare che era nella disponibilità della donna e sul quale sarebbero state trovate diverse chiamate nel giorno dell’omicidio, anche quando Giusy era già deceduta. C’è poi un elemento che gli investigatori cercano di chiarire: la donna aveva con sé un mazzo di chiavi, ma non quelle di casa la cui porta d’ingresso è stata trovata aperta attorno alle 13 da Matteo De Pasquale, addetto alla consegna del cibo della mensa per i poveri. Porta che poi nella notte i carabinieri hanno trovato chiusa. I militari del nucleo investigativo di Torino e della compagnia di Chivasso, coordinati dal pubblico ministero di Ivrea Alessandro Gallo, cercano di vederci chiaro e sospettano anche alcuni depistaggi (peraltro raffazzonati) messi in atto da uno o più sospettati. Certo è che la modalità dell’assassino, eseguito con il classico colpo di grazia, apre uno scenario fin qui inedito. Specie se si tiene conto che nel luogo dove è stata ritrovata la “cantastorie”, vent’anni fa fu ucciso il parrucchiere Franco Scarsella e, nel 1995, Filippo Capasso, 25 anni, ammazzato da tre balordi.

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