IL RACCONTO

Il presentimento del fratello di Emma. «Ho capito che l’aveva ammazzata»

Giuseppe Pedrini: «Chiedeva in continuazione soldi e una volta le aveva rubato il bancomat»

Giuseppe Pedrini è stato tra i primi a raggiungere la villetta della sorella in via Italia a San Benigno Canavese. «Ho avuto subito un brutto presentimento – dice -. Se mia sorella fosse stata male, non avrebbe appeso quel cartello alla porta, mi avrebbe telefonato. Era una donna molto precisa e c’erano alcune cose che non mi convincevano». Dopo aver letto quel cartello, il signor Giuseppe ha telefonato: «Il cellulare di Emma era spento, allora ho chiamato mio nipote che mi ha raccontato una storia strana». L’uomo ha cominciato a sospettare e a temere il peggio: «Mi ha detto che si trovava all’ospedale di Chivasso, perché era lui che stava male e non mia sorella. A maggior ragione, allora, ho pensato, perché Emma non mi ha avvertito? Ho chiesto di parlare con mia sorella, ma lui mi ha detto che si trovava nel parcheggio dell’ospedale, poi ha messo giù. A quel punto ho chiamato i carabinieri». Giuseppe Pedrini temeva quell’uomo: «Da quando Emma è rimasta vedova, poco più di un anno fa e da quando mio nipote è tornato a vivere con lei dopo essere stato dimesso dalla clinica, io mi sono occupato di loro. Renato ho imparato a conoscerlo».

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