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Premi

Vi ho già chiesto perdono se ogni tanto in questa rubrica infilo fatti miei personali e personaggi come i miei nonni, i miei figli, mia moglie e mio nipote Marco. Di quest’ultimo in particolare sapevate che lo aiutavo fin dalla prima liceo artistico a studiare le materie umanistiche. Cinque anni volati, per me. Per lui no, lui se li ricorderà nei dettagli. Anche io e tutti voi ricordiamo la scuola dall’inizio alla fine, materie, voti, compagni, insegnanti, gite, amori, partite di calcio (ero portiere nella squadra dell’Istituto), successi, fiaschi, aneddoti, ansie, speranze e delusioni. Ma adesso è finita nel migliore dei modi: ha preso 100, il massimo. Per premio gli ho voluto regalare un po’ di Piemonte, e l’ho portato a pranzo al Cambio, prenotando per lui il posto di Cavour, quello dal quale Camillo controllava, guardando oltre la finestra, Palazzo Carignano, dove c’era il Parlamento Subalpino. Se gli facevano segnali dal balcone lui sospendeva il pasto e tornava in aula. Marco era emozionato. Gli ho consigliato piatti tipici piemontesi, alcuni che aveva già assaggiato (come gli agnolotti al sugo, d’arrosto) perché cogliesse la differenza di preparazione, altri (come il piccione e la finanziera) che non aveva mai provato. Lo chef stellato Baronetto è un artista: la sua cucina è sogno, è Mozart nel piatto, senza le sofisticherie della cucina molecolare o “rivisitata”. Da bere, champagne e un Barbaresco da sopaté le orìje. Uscendo, Marco mi ha detto “gra – zie, nonno, non me ne dimenticherò mai”. E io: “Ti auguro di poter tornare qui più volte nella vita, perché so che ogni volta ti ricorderai di me. Questo è il premio più grande per l’aiuto che ti ho dato”. Avevamo entrambi gli occhi lucidi.

collino@cronacaqui.it

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