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LA STORIA

Quando premi Nobel, aristocratici e magnati sceglievano le nostre valli per la villeggiatura

Dalla smodata villa di Franchetti a Viù al grand hotel di Ala che ospitò Marconi e il Duce

Forse ce ne siamo dimenticati, distratti dalla movida romagnola e dalle sirene dei paesi esotici, eppure il Piemonte è stato una agognata meta del turismo estivo. Se quest’anno, come tutto lascia supporre, le nostre vacanze saranno poco oltre la porta di casa nostra, guardiamo le nostre montagne con lo stesso sguardo dei nostri nonni, che nelle valli trascorrevano spesso una gran parte dell’estate. Si andava in montagna vestiti dai migliori sarti: gli uomini, in giacca, cravatta e scarpette di vernice, le donne con le ampie crinoline, il vitino da vespa e gli ombrellini da giorno. Il bel mondo di Torino si riversava nelle valli, fuggendo la canicola boccheggiante della città. Belle le foreste, belli i torrenti spumeggianti, belli i pastori con le greggi. Tutto bello, per carità. Ma Torino era la capitale della moda e, ahinoi, le vallate alpine erano chiuse e ferme al secolo precedente. Così, nobili, avvocati, notai, dottori e industriali del capoluogo finanziarono la modernità, investendo in alberghi e prima ancora realizzando comode infrastrutture.

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