Embraco
Il Borghese

I predoni delle aziende

Si svela la gigantesca beffa, carica di gravissimi reati, di cui sono stati vittime i 450 lavoratori dell’Embraco (ex Whirlpool). Ceduti come carne da macello a Ventures una srl da 10mila euro di capitale che ha inghiottito in un boccone i 14 milioni del finanziamento sufficiente a far ripartire la produzione industriale. Soldi, come da mesi si era capito anche nei bar di periferia, che erano spariti in traffici e raggiri.

Auto sportive e assegnoni per gli amministratori, mentre le famiglie stentavano a fare la spesa dopo aver perso anche la cassa integrazione. Un colpo di scena? Un’azione di moderni Arsenio Lupin? Macché. Chi ha ripulito i conti e raccontato frottole al mondo, ha agito con un’impudenza che ora fa arricciare il naso a magistratura e Guardia di finanza che non possono non chiedersi di quali protezioni abbiano goduto.

O in subordine vogliono conoscere chi è stato tanto miope da non leggere, per fare un esempio, l’esposto di un pull di avvocati che descriveva l’impresa come una “bara carica soltanto dei lavoratori e dei debiti contratti e non onorati”. Ora occorrerà spiegare, con nomi e cognomi dei “garanti”, come Ventures abbia ottenuto il placet di tutte le istituzioni coinvolte e pure le “patenti” di affidabilità dal ministero dello Sviluppo economico e da Invitalia.

Lo si deve ai lavoratori che chiedono un impegno oneroso da parte dello Stato, la nomina di un commissario e la creazione di un piano industriale che rimedi a questa truffa vergognosa che assomiglia assai alle vicende De Tomaso di Rossignolo e alla Brutec di Ginatta appena rientrato nelle patrie galere. Troppi avventurieri pronti a speculare sulla pelle dei lavoratori». Ecco perché «se si vuole trovare una soluzione non c’è altra via che un intervento diretto dello Stato».

fossati@cronacaqui.it

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