LUNGO STURA Nuovi avvistamenti a due passi dal ponte di corso Giulio Cesare

POVERI ANIMALI. Branchi di randagi sul fiume: la fame li spinge tra le case

I residenti sono spaventati perché hanno paura che possano avvicinarsi alle case ed essere aggrediti a causa della loro carestia

Bazzicano tra gli isolotti di fortuna e i detriti del vecchio campo rom, in cerca di qualcosa da mettere sotto i denti. Le sponde dello Stura sono diventate casa per i cani randagi del parco
del Meisino e della Confluenza.

Si moltiplicano, a tal proposito, gli avvistamenti. Una storia che dura da anni, a causa dell’impossibilità dell’amministrazione a catturarli. Rinchiuderli nei canili, infatti, significherebbe condannarli a morte. L’ultimo avvistamento, tuttavia, è di ieri mattina, vicino al ponte di corso Giulio Cesare. Tre i cani, tutti adulti, immortalati a bere l’acqua e a inseguire le cornacchie.

A due passi da quel parco Stura frequentato ogni giorno da decine di residenti. «Siam
consapevoli che questi animali non vogliono fare del male – racconta un cittadino -. Ma la fame li ha spinti più di una volta ad avvicinarsi alle case. E sappiamo benissimo che un animale, per quanto docile, può essere disposto a tutto se affamato».

In passato alcuni cani, incrociati con i lupi, sono stati avvistati tra le aree di cantiere del passante ferroviario che dividono Barriera da borgo Vittoria, diventando il nuovo incubo dei residenti di via Fossata. Un volpino fu addirittura ucciso da un randagio che avrebbe approfittato di uno dei tanti buchi in prossimità del cantiere per avvicinarsi indisturbato ad una signora.

Le guardie del canile municipale di strada Cuorgnè, invece, riuscirono a recuperare sette cuccioli, tutti incroci con pastori tedeschi. Mentre le colonie del parco Colletta sono state praticamente sterminate, negli anni, dal branco che si aggira per i parchi. Un gruppetto
che ultimamente si è rifatto vivo, prima su corso Venezia e ora sulle sponde del fiume. «Chiediamo di tenerli sotto controllo – è l’appello di una residente -. Non vorremmo che, un
domani, ci creassero qualche grattacapo».

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