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Ieri & Oggi
LA CITTÀ DI UNA VOLTA

Porta Pila, Crocetta e Racconigi: la nascita dei mercati torinesi

Nel 1835 inaugura Porta Palazzo; nel 1916 la Tettoia dell’Orologio

Per secoli, Torino non è stata una città di mercati famosi. Molto più celebri erano i grandi mercati agricoli delle città piemontesi, che attiravano una gran quantità di persone. Torino non aveva grandi piazze, ed i mercati erano dislocati in alcuni punti specifici, divisi per categorie di merce venduta. Ad esempio, piazza Palazzo di Città si chiamava anticamente piazza delle Erbe; una porzione dell’attuale piazza Solferino era invece piazza del Bosco, cioè del legname. Mancava un grande mercato cittadino, che fu inaugurato a Porta Palazzo nel 1835, quando a Torino imperversava il colera e arrivò l’ordine di creare un mercato in un’area vasta e “fuori porta” (nel 1835 oltre l’attuale piazza della Repubblica non c’erano sostanzialmente edifici, salvo la manciata di case di Borgo Dora). In questo mercato mancavano strutture che riparassero dalle intemperie: c’erano solo i due padiglioni realizzati a seguito del bando del 6 aprile 1836, che ancora oggi occupano i quadranti meridionali della piazza. Gli ambulanti aumentarono, e due sole tettoie si rivelarono insufficienti. Il Comune si dotò ben presto di una elegante struttura sotto la quale racchiudere le più varie specie alimentari: era il 1916 e Torino battezzava la bella tettoia dell’orologio, padiglione liberty che si cala con fortunata poesia all’interno della vasta piazza, vestito di una certa eleganza parigina pur mantenendo il decoro e la semplicità che si addice ad un luogo pensato per ospitare i banchi della carne e degli alimentari. Una struttura di metallo e vetro con decori liberty, che ha il suo tocco finale nell’orologio che le dà il nome: un quadrante che segna il tempo del mercato e che regola la vita tra i banchi. In questi anni, Guido Gozzano definiva Pòrta Pila “la Gran Cuoca di Torino”. Eccola, la Porta Palazzo del “bel Guido”: «tale è l’abbondanza, la varietà delle forme, delle tinte, degli odori, che la materia bruta destinata al bruto bisogno quotidiano diventa quasi poetica, tale da far delirare lo scrittore stanco di snobismi intellettuali, il pittore desideroso di gamme nuove». Altri mercati vennero nel mentre realizzati nei quartieri periferici. Storici sono il mercato della Crocetta ed il lungo mercato dell’asse Racconigi-Svizzera, considerato il più lungo mercato all’aperto d’Europa. Del ricco mercato di corso Sebastopoli si hanno notizie dal secondo dopoguerra. E poi vi è l’inconfondibile struttura coperta dei Mercati Ortofrutticoli all’Ingrosso di piazza Galimberti, capolavoro del razionalismo, salutato dai contemporanei come un tempio del commercio, con un’architettura sagace e modernissima. Il Moi fu un’importante opera pubblica voluta dal regime, inaugurata il 28 ottobre 1933, undicesimo anniversario della Marcia su Roma. Oggi purtroppo questo luogo così significativo per la storia della Torino del Novecento è ancora in attesa di rinascere dopo tanti anni di degrado.

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