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IL REPORTAGE. Una mattinata nell’aula delle “direttissime”

Poca droga nelle tasche. E i pusher incensurati tornano subito in libertà

Scarcerati dopo due giorni quattro spacciatori. Il giudice li avverte: «Alla fine si sconta tutto»

La serratura delle porte girevoli della giustizia la mafia che gestisce il mercato della droga l’ha scassinata grazie ai cavilli giuridici. E per capirlo basta un giro nell’aula 59 del tribunale. L’ultima in fondo al corridoio del pianterreno. Dove si tocca con mano un pezzo della Torino in cui viviamo. Quella dei piccoli criminali che scippano, spacciano e svuotano le case. E quella dei poveracci che delinquenti lo diventano per forza. O per disperazione. Bianchi e neri, tossici e impiegati, badanti e pensionati. Tutti nella stessa gabbia con i vetri. Qualcuno seduto, con le mani sul volto per la vergogna. Qualcuno con il sorriso beffardo, l’aria strafottente. L’aula 59 è quella delle “direttissime”. E dentro la gabbia ci sono i cosiddetti “microcriminali” che entro 48 ore dal fermo devono comparire davanti a un giudice che quasi sempre convalida l’arresto e, con altrettanta frequenza, scarcera.

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