Fonte: Depositphotos
Buonanotte

Pizzi, mosche, basette e favoriti

La barba. Quell’orna-mento (onora-mento) pilifero così atteso da me ragazzo che non capivo come mai papà e nonno se la tagliassero. Nonno ancora col rasoio a mano, striscia di cuoio per affilarlo, pennello e sapone. Papà anche lui col pennello, ma col rasoio di sicurezza, quello a lamette intercambiabili. Però a quei tempi si recuperava tutto, quindi mio padre aveva una macchinetta per riaffilare le lamette usate. Un marchingegno cromato che andava avanti e indietro facendo clic clac e si chiamava “allegro”. Noi da gagni giocavamo al barbiere coi pennelli vecchi di papà, e per rasoio usavamo il bordo di un coperchio delle Mental. A farmi far la barba dal barbiere andavo spesso anche da adulto, talmente erano belle le botteghe di allora, specie quelle di paese. Veri salotti (infatti si chiamavano saloni), centri di pettegolezzi e discussioni politiche e sportive, col lusso del panno caldo in viso, della manicure, del garzone (ragazzo, spazzola!) e del calendarietto osé sotto Natale. Poi giunse l’era dei rasoi in plastica usa e getta, confinati (i tapini) vicino alle casse dei supermercati come oggetti che altrimenti ci si dimenticherebbe di comprare. Impegnati nella gara delle lame (bi, tri, quadrilama) in cui la prima dà l’allarme ai peli, la seconda li alza dai buchi dove si sono rifugiati, la terza li trancia alle caviglie e la quarta fa da auto scopa come alla Parigi Dakar, raccogliendo i superstiti. Addio pennello! Solo bombolette. Che si danno un sacco d’arie (e dire che l’aria l’han già dentro) da quando gli arbitri di calcio le usano per segnare sull’erba la barriera. E la barba? È di nuovo di moda. Torna a onorare il mento dei giovani, in attesa che loro onorino la mente.

collino@cronacaqui.it

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Buonanotte
banners
Precedente
Successivo
Precedente
Successivo