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Il Borghese

Chi più spende meno spende

Non so se è cominciato tutto con il “Contratto con gli italiani” di Silvio Berlusconi. Certo è che “Porta a Porta” di Bruno Vespa è diventata (quasi) la terza Camera dello Stato. E quando tira fuori qualcosa di utile, qualcosa che buca lo schermo, come può esserlo un farmaco innovativo che può stroncare sul nascere questo maledetto Covid, allora persino la dannata macchina burocratica che tutto rallenta deve adattarsi. Così, dopo il Bruno nazionale, ecco che si attiva l’Aifa e , con lieve ritardo, pure il ministro Speranza che mette il sigillo sull’utilizzo nelle nuove terapie anti Covid. Il farmaco c’è, eccome. Lo potrebbe testimoniare per primo Donald Trump che uscì fresco come un fiore da una mazzata del virus cinese grazie ad una flebo di Regeneron, che conteneva un mix di anticorpi monoclonali. Bene, da ieri, sia il composto Regeneron che il suo gemello Eli Lilly entrano nella farmacologia di casa nostra. Un farmaco apparentemente a caro prezzo (circa duemila euro a dose) che diventa particolarmente utile quando l’infezione è nella fase iniziale e che è (almeno all’apparenza) facile da somministrare, grazie a una terapia endovenosa. Se ne farà carico il nostro sistema sanitario nazionale che – va detto – insisteva da tempo per poter utilizzare questo nuovo sistema di cura. Intanto perché gli anticorpi mononucleari fabbricati in laboratorio e ottenuti da quelli naturali prodotti dai pazienti immunizzati, bloccano il virus prima che la situazione complessiva si aggravi, e dunque riducono assai i costi di un’eventuale ospedalizzazione. E poi perché possono creare una barriera nei confronti di eventuali effetti collaterali sull’organismo dopo ricoveri lunghi e complessi per il paziente. Resta da capire se, e quando, sarà eventualmente disponibile sotto prescrizione medica, anche per i privati. Intanto abbiamo capito due cose: la prima è che si può battere sul nascere il virus con duemila euro; il secondo che per le casse della sanità rappresenta un enorme risparmio. Attendiamo solo di vederlo all’opera.

fossati@cronacaqui.it

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