Torino
Economia
IL DOSSIER Il severo giudizio del 22esimo Rapporto Rota

Più povera e «sospesa»: Torino è senza priorità. Il bilancio dopo il Covid

Dalla qualità dell’aria alla gestione dei rifiuti, in 200 pagine di analisi ecco la fotografia del capoluogo

Siamo «sospesi» e riprendersi dopo il Covid sarà più dura del previsto. Lo mettono nero su bianco gli analisti del XXII Rapporto «Giorgio Rota» su Torino. Dopo due anni di emergenza sanitaria, il bilancio per la nostra città è impietoso. Alla somma delle vittime del Covid, si aggiunge un ulteriore contrazione delle nascite, un sistema sanitario ormai allo stremo e una realtà scolastica scuola sempre più bistrattata. «Torino è tra le metropoli che nell’ultimo anno e mezzo più si sono impoverite e dove la stessa ripresa del 2021 – marcata soprattutto nell’area tra Milano, il Veneto, Bologna e Firenze – risulta per ora più debole». Nessun giro di parole per indorare la pillola: la pandemia ha colpito forte e la ripresa non regala il respiro che ci aspetterebbe.

Pagella: aria, acqua e rifiuti

Ancora critica appare la qualità dell’aria del capoluogo piemontese. Nonostante le numerose misure adottate negli ultimi anni, «Torino non riesce a schiodarsi dal ruolo di città cerniera tra Paesi sviluppati e non» si legge a chiare lettere nel Rapporto Rota. «Anche perché rimane legata a un modello autocentrico, tra l’altro rafforzatosi nel periodo della pandemia». La speranza che le cose possano cambiare sono riposte nella realizzazione della linea due della metropolitana, che «entrerà in funzione solo fra un decennio» chiosano impietosi gli analisti. Va meglio per quanto riguarda la qualità dell’acqua. «Torino può contare su una rete idrica relativamente efficiente» ci promuove sul campo il Rapporto, ma subito dopo ridimensiona il giudizio: «Almeno per gli standard, non brillanti, italiani». Una nuova bocciatura arriva invece in merito alla gestione dei rifiuti, in cui la città «ha progressivamente perso di efficacia rispetto ad altre metropoli». A venir meno pare essere la capacità di generare economia circolare attraverso raccolta differenziata e riciclo. Una piccola soddisfazione ci viene infine dalla banda larga, «tra le migliori in Italia».

Una città senza priorità

Per cambiare rotta si presenta l’occasione storica del fondi del Next Generation Eu e del Pnrr, ma la strada da intraprendere è ancora poco chiara. «Riemerge spesso nelle progettualità, a livello italiano, ma anche piemontese e torinese, una certa difficoltà nel selezionare le grandi priorità, tendendo invece a sollecitare prima, e poi comporre, ampi cataloghi di progetti, come nel caso di Next generation Piemonte, anche per non assumersi l’onere – politicamente costoso – di fare selezione». Da qui l’ipotesi di «frantumare il Pnrr in un’alluvione di micro progetti e micro finanziamenti». Con conseguente «insuccesso» dell’intera iniziativa e “spreco” delle risorse.

Dopo la pandemia

Non aiuta poi, la scarsa vocazione al dialogo tra gli enti che dovrebbero farsi traghettatori verso il cambiamento. In diversi casi, ad esempio, il Rapporto Rota evidenzia un deficit di coordinamento tra progetti per l’innovazione promossi dalla Regione Piemonte e Comune di Torino. «Non sempre, poi, i progetti lanciati – anche potenzialmente interessanti – possono essere adeguatamente supportati a livello dell’attuazione, della qualità delle realizzazioni, del coinvolgimento attivo di cittadini e imprese» spiegano gli esperti che, nella giornata di oggi, presenteranno il Rapporto alle istituzioni. Saranno il sindaco di Torino Stefano Lo Russo e il governatore Alberto Cirio a dover rispondere al quesito che il Rapporto si pone fin dalle prime pagine, citando Calvino: «La pandemia è stata un viaggio o piuttosto potrebbe essere un volo tra il passato e il futuro di Torino?».

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