nuvola dolce
Economia
L’INFLAZIONE

Più cari gli agnolotti, spumante e panettoni. La Nuvola vale 42 euro

I commercianti ammettono: «I prezzi sono aumentati». Ma c’è chi fa lo sconto: «Altrimenti non vendiamo più»

A Natale siamo tutti più buoni, è vero, ma a guardare i prezzi sui cartellini esposti nei banchi dei supermercati e dei negozi non si può non provare un po’ di rabbia. Dagli agnolotti al panettone, dall’arrosto al formaggio, e perfino i regali. L’aumento dei prezzi trasversale si è già verificato e inciderà parecchio su cenoni e festeggiamenti. Un “regalo” di Natale difficile da mandar giù, segnato da un’inflazione folle al 3% su base annua che non si registrava dal 2012. E siamo solo all’inizio.

STANGATA DI NATALE
Secondo il Codacons, il Natale 2021 sarà contrassegnato da aumenti dei prezzi non indifferenti, a causa del rincaro dei costi delle materie prime e il caro energia. Si parla di almeno 100 milioni di euro spesi in più rispetto al 2019 per il pranzo e la cena di Natale. «Considerando anche la ristorazione e i costi per gli addobbi, si rischia di spendere almeno 1,3 miliardi in più. A pesare maggiormente è il rincaro delle materie prime, come farine, oli, burro, che potrebbero far scattare aumenti consistenti per vari prodotti tipici. Già solo per i panettoni si ipotizzano rincari del 10-20%. Carne, pesce, salumi aumenteranno del 2,5%, pasta e pane costeranno il 10% in più, formaggi e uova il 2%. Più cari saranno anche vini e spumanti, un altro incremento riguarda la spesa per regali e addobbi di Natale. Il maggior costo del trasporto, causato dall’aumento del carburante, inciderà per il 5%». Insomma, un Natale piuttosto amaro, con rincari al cartellino già a un mese e mezzo dalle feste.

«AUMENTA TUTTO»
Basta farsi un giro per supermercati e negozi, e parlare con i commercianti, per accorgersi che l’aumento dei prezzi è già avvenuto. Francesco, responsabile del punto vendita Pam in via Bogino, ammette: «Costa tutto più caro, in particolare la pasta fresca, i latticini, i formaggi, i vini, gli spumanti, lo champagne e i detersivi. Noi cerchiamo di tenere i prezzi bassi, soprattutto per i prodotti natalizi, come i panettoni e i cotechini, per non rischiare il calo dei consumi sotto le feste, ma così il margine di guadagno si riduce».

La pasta fresca ha raggiunto cifre esorbitanti. Al pastificio Gran Madre per comprare un chilo di agnolotti ci vogliono 26 euro, per un chilo di plin ce ne vanno 28. Si paga la qualità, certo, ma i prezzi anche qui sono aumentati. «Abbiamo dovuto rincarare del 5% perché le materie prime ci costano di più – spiega Franca Ponzio, titolare dello storico pastificio di via Villa della Regina -, l’agnolotto in questo periodo si vende bene, ma il problema ci sarà dopo le feste». In centro, per un chilo di pane, si spendono dai 4 ai 5 euro. «Gli aumenti scatteranno a dicembre, come già avvenuto per il latte» dice Camelia Condreanu, al bancone della latteria- panetteria Rural. Anche il consueto arrosto natalizio non è esente dall’inflazione. Come spiega Alberico, della macelleria Faro: «Gli allevatori ora ci vendono la carne più cara, ma noi non ritocchiamo i prezzi». Qui l’albese viene venduta a 35 euro al chilo, la costata di vitello a 27 e le mini svizzerine a 22,10.

I prezzi da capogiro interessano anche i consueti dolci del Natale: i pandori e i panettoni. La celebre “Nuvola” della pasticceria Ghigo in via Po quest’anno costa ben 42 euro al chilo e fuori c’è sempre la coda. «E’ la migliore» dicono i clienti. Anche i piatti più popolari non sono esenti dai rincari. Per uno zampone Modena Igp, ad esempio, ci vogliono quasi 10 euro. E poi i formaggi e i latticini. Il provolone piccante al supermercato è venduto a 17,90 euro al chilo e il caciocavallo a 19,90.

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