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Animali
LEONE ARIEMME

«Pitoni, lupi e caprioli: i miei 40 anni salvando gli animali nella città»

Pitoni in casa, cervi in autostrada, lupi nei boschi. Leone Ariemme, per 39 anni è stato responsabile del progetto “Salviamoli insieme” del servizio tutela fauna e flora della Città Metropolitana. Andato in pensione, è stato richiamato perché, a Torino e provincia, nessuno come lui è in grado di salvare gli animali quando si perdono in città. Ora ha 66 anni e il suo ultimo recupero è di due settimane fa, quando ha preso una vipera nell’area giochi per bambini di via Cernaia, in pieno centro a Torino.

Leone, perché ha deciso di dedicare la sua vita agli animali?
«Si potrebbe dire “nomen omen”. Mi chiamo Leone non per caso (ride). Scherzi a parte, fin da bambino ho la passione per gli animali».

Perché è così bravo a catturarli?
«Non saprei, ma da giovanissimo, quando facevo equitazione, domavo cavalli e pony».

Una passione che poi è diventata un lavoro, vero?
«Sì, vincendo un concorso. Ma un tempo era diverso: non c’era interesse a salvare animali in difficoltà. Le cose sono cambiate negli anni ‘90, con la nascita del progetto “Salviamoli insieme”».

Cosa è cambiato, in tutti questi anni, sul fronte animali?
«Molte specie non ci sono più. La lepre è rarissima, soppiantata dal cinghiale. Ma anche pernici rosse o starne si trovano pochissimo».

E tutti questi avvistamenti a Torino? Cosa sta succedendo?
«Prendiamo i topi, per esempio: hanno capito che stare vicino all’uomo porta dei vantaggi. E così abbiamo più serpenti, che mangiano i topi. E poi c’è un altro motivo».

Quale?
«In alcune zone, tipo la collina, c’è un progressivo abbandono di quelle aree rurali dove è difficile coltivare. La natura se ne impossessa, e così aumentano gli animali».

E i cinghiali? Siamo invasi.
«Perché sono prolifici. Hanno un incremento annuo del 200%. Il capriolo, che è al secondo posto, ha un incremento annuo del 35%. E poi, i cinghiali arrivano anche un po’ per colpa nostra».

In che senso?
«Se portiamo giù l’umido alla sera, i cinghiali arriveranno sempre di più. Per loro è come andare a un banchetto. Bisogna conferire l’umido al mattino, nei bidoni, oppure creare delle isole protette».

Dobbiamo avere paura dei cinghiali?
«No, perché se ci vedono scappano. Dobbiamo preoccuparci dei calabroni, sono pericolosissimi. Se un uomo viene punto due volte, rischia anche la morte».

Ha mai messo in pericolo la sua vita nel salvare un animale?
«No, nemmeno quella volta che ho recuperato un lupo nel bosco che correva verso di me, ringhiandomi in faccia».

E la volta in cui ha avuto più paura?
«Ho avuto paura, non per me, ma per gli altri, tanti anni fa sulla Torino-Bardonecchia. Un cervo si era infilato nel tunnel. Gli ho sparato col lancia-siringhe per narcotizzarlo, ma non si è addormentato subito. Ha iniziato a correre e stava raggiungendo le auto che arrivavano a gran velocità. Poi per fortuna è caduto, narcotizzato. Abbiamo sfiorato un incidente a catena».

Il salvataggio più clamoroso?
«Due pitoni giganti in una casa di via Santa Chiara. L’affittuario era morto e il proprietario voleva entrare in casa. Quando li ha visti ha chiamato la polizia, ma i poliziotti si sono spaventati alla vista dei serpenti. Così sono arrivato io».

Non ha paura a tenere un serpente in mano?
«Il 90% sono innocui, non sono velenosi. E riconoscerli non è difficile: hanno la testa ogivale. La vipera, invece, ha la testa triangolare».

Altri “incontri ravvicinati”?
«Tre tartarughe azzannatrici a Torino. Due linci a Ivrea, un tegu argentino a Chieri».

Si emoziona sempre?
«Ogni volta è un’emozione. Sia quando catturi un animale, sia quando lo liberi».

L’animale che l’ha fatta penare di più?
«Lo scoiattolo, e non scherzo. A ogni recupero, mi sono preso i morsi nelle dita. E vi assicuro che il morso di uno scoiattolo fa molto male».

Perché l’hanno richiamata in servizio dopo la pensione?
«Un’altra figura come la mia non c’era, e così sono tornato. Faccio il consulente, gratis».

C’è qualcosa che non funziona negli enti pubblici?
«Mi pare evidente. Quando sono entrato, con me c’erano 85 persone. Quando me ne sono andato, erano rimasti in dieci. Troppi tagli alla spesa pubblica, e così si richiama chi è andato in pensione».

Lei ha animali in casa?
«Nemmeno uno. Strano, vero? Ma da quando sono in pensione vado spesso in barca. Non avrei tempo per dedicarmi a un animale».

Quando dirà basta?
«Per adesso sono ancora in forze. Quando non ce la farò più, smetterò sicuramente».

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