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Dalla Cina di Mao alla nuova superpotenza

IL POLIZIOTTO DI SHANGHAI. Pinne di pescecane e delitti per un giallo da buongustai

Nell’ultimo romanzo di Qiu Xiaolong, scrittore cinese (ma da decenni abitante negli Stati Uniti), le avventure dell’ispettore Chen

Tra i tanti investigatori che popolano la letteratura di genere (e non solo) ce n’è uno che forse al grande pubblico dice poco, nonostante i nove romanzi di cui è protagonista già pubblicati. Si tratta dell’ispettore Chen, creazione dello scrittore cinese (ma da decenni abitante negli Stati Uniti) Qiu Xiaolong. Un poliziotto affascinante e temuto, ma che un tempo era «un poliziotto soltanto di nome in mezzo a tutti gli altri poliziotti veri».

Sì perché, al pari di tanti altri giovani laureati usciti dal periodo dell’intransigenza e delle violenze della Rivoluzione Culturale, il posto di lavoro gliel’ha assegnato lo Stato. E inizialmente, in ossequio alla nuova era cinese che apriva all’occidente, la sua laurea in letteratura inglese serviva per fargli tradurre manuali di procedura occidentali per dare nuovi strumenti alla polizia locale. Fino a che un delitto particolare l’ha portato a diventare un poliziotto vero.

Sarebbe sbagliato, però, pensare che questo sia solo un giallo. Perché qui Xiaolong racconta la genesi del suo ispettore, il lungo percorso che va appunto dalla Cina di Mao (e dagli abusi, le violenze subiti anche dalla sua stessa famiglia a opera delle Guardie Rosse, dei custodi dell’intransigenza che poi spesso diventavano a loro volta vittime) a quella del nuovo corso di Deng Xiaoping, artefice di quel «socialismo con caratteristiche cinesi» in cui i destini individuali sono perennemente in balia dei mutamenti politici, ma che pure ha posto le basi per la superpotenza di oggi.

Il giovane Chen Cao, oltre che appassionato del poeta Elliot, è un raffinato buongustaio. E proprio su raffinatezze da gourmet si fonda la particolarità del delitto che lo porta a confrontarsi con gli agenti veri. Anche qui, volendo, potremmo cogliere una sorta di metafora: perché la gastronomia, la buona tavola, i ristoranti esclusivi non sono più l’indice di corruzione occidentale e di decadenza borghese che portava a spaventosi processi e umiliazioni sulla pubblica piazza. Questa è una Cina nuova, in cui coesistono passato e presente, persino futuro, un po’ come la Shanghai in cui opera il nostro ispettore ora, con i suoi templi sormontati da futuristici grattacieli.

La critica al regime del passato di Xiaolong è dura, venata di profondo sarcasmo, ma il romanzo è soprattutto una narrazione di storie individuali, una concatenazione di drammi, di sogni (la giovane coppia amante della fotografia nel piccolo solaio con una tenda rossa alla finestra…), l’incontro di Chen studente universitario con l’affascinante bibliotecaria (ma non solo) dell’università che gli spalanca le porte di libri ed emozioni: questo capitolo, particolarmente toccante, è scritto con la seconda persona singolare, e affascina l’immagine di questa giovane cinese su uno sfondo di libri con il suo Walkman in mano, non a caso la scelta che è stata fatta per la copertina del romanzo.

Tra pinne di pescecane, zuppe di pesce e desideri di una ombrina gialla, il lettore compie un viaggio di sensazioni e interrogativi, di emozioni pure.

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