Pilkington
News
SETTIMO TORINESE La proposta dell’assessore Pace per evitare i licenziamenti

Pilkington, incubo esuberi: a rischio 90 posti di lavoro

Le produzioni plastiche finora comprate all’estero potrebbero essere realizzate in loco

Sono giorni di grande apprensione per i lavoratori della Pilkington di Settimo Torinese, la multinazionale tra i leader mondiali nella produzione di vetro che ha il suo stabilimento in strada Cebrosa.

La scorsa settimana, dopo una riunione nel polo industriale di Bravo di San Salvo, in Abruzzo, tra sindacati (Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil), responsabili aziendali e presidente di Pilkington Italia, è emerso che l’azienda starebbe per dare vita ad un piano di riorganizzazione, con un 10 per cento di esuberi che si concentrano maggiormente nel settore delle terze lavorazioni del vetro. Attività che riguarda prevalentemente proprio lo stabilimento di Settimo dove si concentrerebbe il maggior rischio di eccedenze di personale, pari a una novantina di lavoratori. In strada Cebrosa, le presse per la lavorazione della plastica sono utilizzate in modo ridotto, il 50% in meno rispetto agli stabilimenti di Bravo di San Salvo e di quello presente in Polonia.

Per l’azienda, il problema esuberi può essere mitigato con il trasferimento del personale, l’accompagnamento alla pensione, l’internalizzazione di attività ora in esterno – guardiania e pulizie su tutte – acquisizione di nuove commesse per rilanciare la produzione.

Le proposte, però, non hanno soddisfatto né sindacati né il Comune di Settimo, in particolar modo l’assessore al Lavoro, Massimo Pace: «Stiamo lavorando affinché non si configuri il dramma della perdita del posto di lavoro alla conclusione del contratto di solidarietà, prevista per fine settembre 2018». Lo stesso Pace, assieme ai sindacati, ha chiesto l’apertura di un tavolo istituzionale con la proprietà della Pilkington, lanciando da subito una proposta: «Oggi l’azienda compra da aziende estere le produzioni plastiche che poi vengono assemblate ai vetri. Queste componenti potrebbero essere prodotte a Settimo, riconvertendo proprio i macchinari presenti nello stabilimento e non utilizzati, consentendo da una parte di rimettere in piedi una produzione, dall’altro di permettere alla multinazionale di produrre internamente i componenti plastici».

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

banners
Precedente
Successivo
Precedente
Successivo