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IL FATTO

«Piemonte in ginocchio, rischio tensioni»

Nell’ultimo anno hanno perso il lavoro 65mila persone e sono state usate 371 milioni di ore di Cassa
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La crisi piemontese si legge sul viso dei tre segretari generali di Cgil Cisl e Uil, prima ancora che attraverso i numeri. Pur parzialmente nascosti dietro la mascherina, i tre hanno presentato i risultati di una ricerca che ci mostra tutta la difficoltà che sta vivendo la nostra regione. E come questo possa generare tensioni. A preoccupare, in particolare, sono i dati sull’utilizzo degli ammortizzatori sociali, sull’aumento della precarietà e della povertà, fattori che minano il tessuto sociale e aumentano le disuguaglianze.

I dati

Il Piemonte registra a oggi un tasso di disoccupazione dell’8,4% (un paio di punti più alto di quelli registrati in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna), con 1.811.000 persone occupate, di cui il 77% dipendenti. Secondo Banca d’Italia, il Pil piemontese ha subito un calo nel primo semestre 2020 del 12,5% rispetto allo stesso periodo del 2019, mentre relativamente al terzo trimestre il è sceso del 5,5%. «Dobbiamo anche considerare che ante pandemia, il Pil regionale era inferiore di quasi sette punti percentuali rispetto al 2008 e la produzione industriale di oltre 5 punti» ricordano i sindacati.

Nell’ultimo anno hanno perso il lavoro 65mila persone, impiegate per lo più con forme contrattuali precarie e a tempo determinato, alle quali non è stato rinnovato il contratto, di queste la maggioranza sono lavoratrici. Inoltre, nella pandemia sono aumentate le dimissioni volontarie delle donne. «Un’anomalia tutta piemontese è l’alta percentuale di disoccupazione giovanile, anche tra i laureati. Solo il 20% di questi trova lavoro in tempi ragionevoli» spiegano ancora i sindacati.

Nel 2020 sono state autorizzate 371 milioni di ore delle varie tipologie di ammortizzatori sociali, in prevalenza cassa integrazione in deroga. «Se il quadro descritto non ha ancora portato a forti tensioni sociali, lo si deve in larga parte all’estensione della cassa integrazione Covid e al blocco dei licenziamenti che vanno prorogati per tutti i settori produttivi» sottolineano i segretari.

La proposta

Dopo aver osservato le macerie, i sindacati si fanno avanti per ricostruire e trasformare il Piemonte da “Cenerentola del Nord” a regina. «Diventa urgente la creazione di una cabina di regia regionale, al cui interno attivare il confronto con le rappresentanze economiche, sociali e istituzionali» spiegano, presentando il documento “Proposte di Cgil, Cisl e Uil per la ripresa e la resilienza del Piemonte”. 

«È fondamentale mettere a punto un progetto credibile con una visione prospettica che è mancata in questi anni – sottolinea il segretario generali Pier Massimo Pozzi (Cgil) -. Per questo occorre programmare l’utilizzo efficace e veloce delle risorse straordinarie messe a disposizione dall’Europa».

In questa fase di emergenza, «serve uno sforzo comune per rimuovere tutti gli ostacoli che hanno impedito la nostra crescita economica. Siamo convinti della necessità di costruire un fronte comune del Sistema Piemonte. Siamo tutti nella stessa barca e serve remare tutti nella stessa direzione per uscire da questa fase così difficile e complicata, unica della nostra storia» sottolinea Alessio Ferraris (Cisl).

«Serve la capacità di programmare i prossimi 10-15 anni attraverso le risorse del Recovery Fund e dei Fondi strutturali», commenta Gianni Cortese (Uil).

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