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Il Borghese

Andiamo a picco. Fuori gli attributi

Siamo assediati dal Covid, che non molla la presa, dalla cassa integrazione e da questi giochi di colore che oscillano dal giallo al rosso e desertificano quasi tutte le attività. La Befana non fa eccezione e il prossimo fine settimana si annuncia ancora critico. In realtà manca chiarezza da parte del Governo che interpella i virologi come si faceva nell’antichità con gli aruspici, ma poi non decide.

E la piccola economia crolla urlando al vento la rabbia per quei piccoli ristori promessi e mai arrivati. Il conto delle perdite è terribile: a picco il turismo, nel rosso più profondo gli alberghi ormai senza turisti, nei guai ristoratori, artigiani, bar, negozi. Qualcuno sfiora addirittura il 95 per cento in meno rispetto al 2019 e deve decidersi se rischiare gli ultimi risparmi o chiudere bottega. Confesercenti dal suo osservatorio spiega che sono a rischio fallimento 12mila imprese. Va peggio della primavera scorsa, peggio di ottobre.

L’anno che si apre ha permesso di aggiungere solo briciole al fatturati che già viaggiavano in perdita. Eppure si parla di riaprire le scuole subito, a dispetto di piani di trasporto locale mai resi noti e di misure di prevenzione per ragazzi e professori annunciate ma non ancora ufficiali. La giostra della nostra vita gira, ma cigola malamente e questa lagna infinita di spostare la posta (leggi Dpcm) sempre più in là, ci rende esausti, oltre che impotenti. Possibile che da più parti, a cominciare dal presidente Mattarella, si parli della necessità assoluta di “costruire” e poi si resti lì, come degli allocchi, ad aspettare che casa nostra si colori di giallo paglierino? In tempi come questi servirebbero gli attributi, non il balbettio delle false promesse.

fossati@cronacaqui.it

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