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Il Borghese

Pericolosità sociale

Alla fin fine non sappiamo se tirare un sospiro di sollievo o preoccuparci ancora di più: l’uomo che ha aggredito una ragazzina sul bus, insultandola solo per via della sua pelle scura, non è un naziskin o un suprematista bianco.

Come era facile supporre, si tratta di qualcuno che conduce una esistenza  borderline: sessantenne, alcolista e tossicodipendente, già oggetto di trattamenti sanitari obbligatori, così almeno recita il comunicato stampa del procuratore capo.

In poche parole, un disagiato, una di quelle figure che si possono incontrare andando per strada, che possono vomitare parole a caso o insulti a chiunque, per qualunque cosa.

Ecco, probabilmente dovremmo inquietarci ancora di più. Perché l’intolleranza, la paura nascono talvolta dalle situazioni di maggior disagio, di integrazione sociale già difficoltosa.

E quello che, a mio parere, preoccupa maggiormente è la paura della paura. Esatto. Si ha paura di queste situazioni, perché sarebbe più facile accettare un intollerante imbandierato in una svastica, avrebbe persino una logica.

Invece, nulla di tutto questo. Il comunicato del procuratore dice che si farà di tutto per «contenere la pericolosità sociale» di quell’individuo.

Pensate, quel comunicato ci arrivava nelle stesse ore in cui due anziani benzinai venivano feriti con cinque colpi di pistola per un pugno di euro.

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