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Spettacolo
AL TEATRO CARIGNANO

“Per un sì o per un no”: Orsini e Branciaroli sul filo della parola

I due grandi interpreti saliranno sul palco dello Stabile a partire dal prossimo mercoledì e fino al 20 marzo: «Testo sul nonnulla che provoca lacerazioni e ferite»

«È una commedia basata sulla conversazione, sul nulla che soltanto attori di una certa maturità, di un certo spessore, abituati a manipolare la parola potevano portare in scena». E Umberto Orsini ha perfettamente ragione: sia lui sia Franco Branciaroli sono degli affabulatori di prim’ordine; Umberto Orsini, poi, sapeva rendere avvincenti anche gli atti notarili che leggeva quando da giovane faceva pratica nello studio di un notaio.

Entrambi gli attori sono di indiscusso spessore, sono mostri sacri del teatro e in quanto a maturità, giocando con il significato del termine, non c’è nulla da ridire: insieme contano 161 primavere (87 Orsini e 75 Branciaroli) che aggiunte alle 91 del regista Pier Luigi Pizzi, altro mostro sacro del palcoscenico, raggiungono i due secoli e mezzo. Insieme i tre hanno dato vita a “Pour un oui ou pour un non” della drammaturga francese Nathalie Sarraute. Lo presenteranno mercoledì prossimo al Teatro Carignano (repliche fino al 20 marzo) in uno spettacolo prodotto da Compagnia Orsini e dal Teatro De Gli Incamminati, in collaborazione col Centro Teatrale Bresciano. “Per un sì o per un no”, come recita la traduzione italiana del titolo, è «quel nulla che può cambiare tutto, è quel nonnulla che provoca lacerazioni profonde, ferite insanabili». Quel nonnulla che improvvisamente divide due amici, li allontana, li rende reticenti e quando si ritrovano li porta ad interrogarsi sulle ragioni della loro separazione. Una separazione che imputano ora ad un silenzio inspiegabile, ora ad un’intonazione particolare nella voce, perché ogni intonazione può essere variamente interpretata da chi l’ascolta. «Non è la frase in sé – rimarca uno – ma il modo in cui è stata detta». Con quella pausa, quell’inflessione in grado di modificare, invertire il significato. Così si rivanga il passato, si rinfacciano scortesie, gelosie, falsità. È un gioco al massacro combattuto sul filo della parola che i due maneggiano con l’abilità di valenti spadaccini. Un testo difficile, nato durante la pandemia, che tra l’altro per Orsini «è stato un periodo meraviglioso, con Roma deserta che sembrava di essere a Cortina». Un testo che prima di essere portato in scena non dava garanzie di successo, soprattutto, è ancora Orsini, «non era scontato, dopo questa lunga assenza del pubblico dai teatri, che tornasse per vedere qualcosa di diverso, di “arrogante”». Invece, nota Branciaroli, «sarà che il Covid ha selezionato il pubblico, ma, stranamente, a nostra sorpresa si diverte».

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