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Per non dimenticare

Quando leggo o sento una notizia “succosa” ne prendo nota e la lascio nella cartella “spunti” del Pc, tiretto prezioso in cui frugo nei giorni di scarsa ispirazione. Ieri ho trovato un appunto di tre anni fa che riguarda le sardine e Mihajlovic. E’ effimero il mondo. Lui, l’allenatore serbo, è appena morto, e loro, le sardine, sono scomparse, forse perché non sono mai esistite. In effetti non erano neanche un movimento, erano un trucco del Pd per mettere in bocca ai giovani idee e slogan che i giovani non hanno. Anche la ricercata identificazione sardine = giovani era falsa, e lo si vedeva nelle “convocazioni”: in piazza c’erano più chiome bianche che colorate, più facce da ex panterini sessantenni che da giovani “spontaneamente autoconvocatisi”. Fatto sta che nel gennaio 2020 le sardine erano scese in piazza “contro l’odio” e in particolare contro Salvini, che secondo loro faceva dell’odio un mestiere. Difendendo i confini odiava, suonando i citofoni per segnalare spacciatori impuniti odiava, demolendo le ville dei Casamonica odiava. Loro, le sardine, invece non odiavano. Inalberavano cartelli pieni d’ingiurie contro Salvini, ma non odiavano. Bruciavano in piazza il suo fantoccio, ma non odiavano. Infatti mettevano sui social hashtag melensi come #bastaodio #restiamoumani #odiareticosta. Però, appena Mihajlovic disse che appoggiava la Borgonzoni, candidata della Lega in Emilia, persero il controllo dell’odio e riempirono i social di messaggi come “Mihajlovic, zingaro bastardo, il cancro te lo meriti, ti auguro di crepare presto”. Erano queste le sardine, cioè i compagni travestiti da pesci. Mihajlovic è morto, ma gli ha ricacciato l’augurio in gola per tre anni. Bravo, Sinisa.

collino@cronacaqui.it

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