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Cronaca
Dopo il blitz del 18 febbraio all’Unione Industriali

Per l’assalto in via Fanti manette a sette attivisti del centro Askatasuna

Tentarono di sfondare i cancelli e colpirono poliziotti e carabinieri con aste e bastoni provocando sette feriti

Una tematica sociale, delicata, l’alternanza scuola lavoro, che viene utilizzata come «vessillo per legittimare un’azione violenta gratuita». Il giudice Agostino Pasquariello usa queste parole per definire l’assalto avvenuto la mattina del 18 febbraio alla sede dell’Unione Industriali di via Fanti da parte di un gruppo di giovani che si era staccato dal corteo studentesco, organizzato proprio per manifestare contro le regole che disciplinano l’alternanza tra le aule di scuola e i luoghi di lavoro. Nel corso di quello che per alcuni minuti si è trasformato in un vero assedio, rimasero feriti sette, tra poliziotti e carabinieri, colpiti con aste e bastoni e trasformati in bersagli per il lancio di uova riempite con vernice di colore rosso. Dopo due mesi di indagini, supportate anche dai video girati quella mattina, gli investigatori della Digos hanno individuato 11 responsabili, tutti appartenenti al centro sociale Askatasuna, destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dallo stesso magistrato. In carcere sono finiti: Jacopo Araldi ed Emiliano Coppola, entrambi di 23 anni e Francesco Ferreri di 20. Concessi gli arresti domiciliari a Niccolò De Carli, 24 anni, Lorenzo Guarnaccia, 21 anni, Emilio Morniroli di 22 e a Sara Munari di vent’anni. Obbligo di firma, invece, per Loris Collovati, trent’anni, Massimiliano Drudi di 22, Stefano Millesimo di 23 e Eugenio Tradardi di 25 anni. Tutti gli indagati avrebbero partecipato, in misura diversa, all’assalto, ma non la speaker della manifestazione, Sara Munari che, però, avrebbe incitato i manifestanti a farlo. Scrive il Gip: «Istigava i presenti proferendo, tra le altre, le parole: “(…) Non ci facciamo intimidire dalla polizia, andiamo avanti, andiamo dentro. I responsabili di queste morti dovranno pagare e gliela stiamo facendo pagare (…) Gli abbiamo assaltato il palazzo, non facciamo passi indietro (…) Noi siamo qui e vi butteremo giù i palazzi (…) Confindustria è sotto attacco”». Intanto, proprio il centro sociale Askatasuna è anche al centro di una vasta inchiesta della procura e della Digos che ipotizza l’associazione sovversiva. Nel fascicolo compaiono, a vario titolo, i nomi di quasi un centinaio di indagati, accusati anche di reati di terrorismo attribuiti a singole persone. Il caso verrà discusso la prossima settimana davanti al Tribunale del riesame, perché una prima richiesta di misure cautelari è stata respinta da un Gip e la procura ha presentato ricorso. Il procedimento si innesta su migliaia di intercettazioni eseguite a partire dalla fine del 2019, dalle quali gli inquirenti ipotizzano che gli attivisti parlavano di «egemonizzare il movimento No Tav, di infiltrarsi tra gli ambientalisti di Freedom for Future, di aiutare i migranti a condizione che aderissero ai loro piani». In ambienti della difesa si replica, però, che si trattava di «conversazioni estemporanee a cui non bisogna dare peso». Sull’operazione della Digos hanno espresso soddisfazione i sindacati di polizia Siulp, Siap e Fsp.

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