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Buonanotte

Pedigree falsi

Alcuni deputati di sinistra hanno depositato una proposta di legge per ‘ufficializzare’ la canzone Bella Ciao. Vogliono che sia cantata il 25 aprile e in tutte le altre manifestazioni e commemorazioni partigiane, subito dopo l’inno di Mameli. E non solo. Vogliono che diventi materia obbligatoria di studio in tutte le scuole primarie.

Dovremmo costringere gli alunni, che non sono obbligati a imparare a memoria neanche l’inno nazionale, a imparare musica e parole di Bella Ciao, spacciata come canzone partigiana mentre non è affatto dei partigiani. Nessuno di loro l’ha mai sentita né cantata durante la resistenza.

È una vecchia canzone scritta dal fisarmonicista ebreo-tzigano Misha Zaganoff nel 1918 e da lui incisa nel 1919 in un 78 giri intitolato “Klezmer Yiddish”. Poi la musica fu adattata dalle mondine negli anni ’30 (alla mattina, mi sono alzata, oh bella ciao ciao ciao, e in risaia mi tocca andar…”) finché negli anni ’50 se ne impadronirono i partigiani.

Fu eseguita ufficialmente come canzone partigiana solo nel 1964 al Festival di Spoleto. E bon. Questo dimostra solo che è un plagio, mica un reato. È un plagio anche l’inno nazionale, come ha dimostrato lo storico Aldo Mola nel suo libro “Storia della monarchia in Italia” (Bompiani).

Le parole di “Fratelli d’Italia” non sono di Mameli, universitario zuccone, bensì del suo dotto precettore, padre Canata. Cambia qualcosa? No. Due inni taroccati che si adattano benissimo a quest’Italia piena di imbroglioni. Se la gente rifiuta lo studio obbligatorio di “bella ciao” nelle scuole non è perché è un furto musicale, ma perché è di parte. Se la cantino fra loro.

collino@cronacaqui.it

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