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Cronaca
LA STORIA

Patrizia, trans di Lapo ritorna in tribunale al processo per droga

Testimone in aula contro gruppo di pusher

Quando ieri mattina, nell’aula del Palagiustizia davanti alla terza sezione penale, sono state pronunciate le sue generalità, più di un presente ha mormorato: «Quel nome lo conosco». E quando davanti al tribunale è comparsa lei, Patrizia, la transessuale più famosa d’Italia negli anni Duemila, protagonista della notte scandalo con Lapo Elkann (era il 10 ottobre 2005), in molti hanno capito perché era a loro familiare il nome di Donato Broco. Quello che compare sulla carta d’identità della escort che rivelò i retroscena della Torino trasgressiva.

Patrizia è stata chiamata a testimoniare, insieme ad altri, a un processo per traffico di droga che si celebra davanti alla giudice Giulia Maccari. Gli imputati sono quattro, centroafricani che spacciano a San Salvario. Tre rispondono di spaccio. Il quarto, che era stato trovato con 130mila euro in contanti, di favoreggiamento. Secondo la procura conservava i proventi del traffico per conto della banda che smerciava droga. Secondo gli inquirenti, i tre pusher sarebbero stati perfettamente organizzati: avevano un cellulare di servizio e fornivano dosi nel minor tempo possibile, alternandosi.

Per dimostrare che gli imputati sarebbero colpevoli e che quel numero di cellulare sarebbe collegato a loro, ieri l’accusa ha citato come testi alcuni dei clienti degli imputati. Tra questi, c’era anche Patrizia, che ha risposto a tutte le domande, fornendo una versione veritiera e precisa dei fatti. La trans non ha nascosto nulla, così come aveva fatto sedici anni fa, quando ripercorse la dinamica della notte in cui Lapo Elkann rischiò la vita, finendo, dopo un incontro a tre a base di sesso e droga, in Rianimazione al Mauriziano. Ieri Patrizia ha confermato i dettagli di come funziona oggi lo spaccio in zona Valentino. Lo stesso quartiere dove lavorava, lo stesso che frequenta ancora oggi. «Ho acquistato droga – ha detto ieri – prenotandola a quel numero di cellulare. Quando telefonavo mi rispondeva una persona che me la portava. Se non poteva, mi mandava uno dei suoi uomini». La stessa versione è stata ribadita dagli altri testi sentiti ieri, che hanno confermato come la zona di via Nizza e dintorni sia rimasta una grande arteria dello spaccio. Come nel 2005. Allora Patrizia lavorava vicino al Valentino. Era emigrata a Torino, da Bari, negli anni Settanta, per vivere la sua identità di transgender. La vita poi, l’aveva portata sulla strada, a vendere sesso. Fino a diventare la trans più famosa della città.

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