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IL CASO

Partite iva in attesa dei 600 euro. «E qui rischiamo di fare la fame»

I cittadini si organizzano in associazioni: «Ci state facendo fallire»

Ritengono che il Decreto cura Italia e i successivi provvedimenti presi siano assolutamente inefficaci, anzi una ulteriore azione di indebitamento. Le partite iva torinesi vivono alla giornata, tra apprensioni e sconforto. Quei 600 euro promessi dal governo, e che ora cominciano ad arrivare alla spicciolata, non bastano a tranquillizzarli. Dai primi di marzo, per usare un eufemismo, «non si batte cassa». Artigiani, elettricisti, ambulanti, baristi e tanti altri ancora attendono maggio (che così vicino non è) come il mese della ripartenza. Intanto scuotono la testa, protestano e manifestano. Sui social, per mezzo dei giornali o delle tv.

«Molte attività non riapriranno e molte altre falliranno nei mesi successivi – protesta Vincenzo Macrì, di Santa Rita, libero professionista e appartenente a un neo comitato spontaneo -. Siamo allo stremo delle forze, ma pronti a ripartire con il consueto impegno e sacrifico, per rilanciare l’economia italiana». Dello stesso parere anche molti altri cittadini, angosciati dall’attuale situazione economica.

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