Prosciutti dop italiani realizzati con suini danesi: la procura di Torino ha chiesto il processo per 12 persone e sei aziende
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Parole suadenti

Il pubblicitario che ha inventato lo spot della madre colpita dal meteorite,è un genio. Sui social e nei talk show se ne parla da settimane per la violenza del finale, chi è pro, chi è contro, tutto un polverone, ma sempre col Buondì ben fisso nella mente, che è quello che la Motta voleva. Potenza della pubblicità. Quand’ero gagno le merendine industriali esistevano già e i preti ce le davano, all’oratorio. Io però le barattavo con le figu, e mi portavo da casa la torta di magna Lia.

Ora, a furia di spot, merendina batte torta casalinga, sempre, an- che se costa il triplo. L’abbiamo visto anche col prosciutto cotto, che una volta costava la metà del crudo (le ragioni tecniche esistono), mentre oggi è alla pari, grazie alla pubblicità. Iniziò Mike col Granbiscotto, e le altre marche, ovviamente, gli sono andate dietro. Parmacotto, prosciutto di filiera… Ecco: le parole magiche sono “tracciabilità” e “filiera”. La gente non sa neanche bene cosa significano, ma siccome le sente pronunciare con sussiego da esperti, gastronomi e nutrizionisti le associa automaticamente alla qualità. Il che è sbagliato. Tracciabilità vuol dire solo trasparenza al controllo, e filiera è ciò che va controllato.

Nel caso del prosciutto, chi vi ha messo mano: allevatore,razza e alimentazione del maiale, tipo di macellazione, fasi di lavorazione… Però non vuol dire, di per sé, bontà. Nel senso che anche una busa di vacca può avere la sua filiera tracciabile, ma resta una busa. E invece noi, alé. Bastano due spot, e siamo già lì a gustare il vino in cartone come fosse Barolo “përché a la tele a diso ch’a l’è‘ d filièra”. Cin cin.

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