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Le origini dei termini vernacolo, volgare, triviale e plebeo

VERNACOLO In Italia esiste addirittura un mensile di satira: il “Vernacoliere”. Ma cosa significa vernacolo? Lo si associa all’espressione dialettale, da cui si ha un’espressione di forte colorito popolare. Deriva dalla parola latina vernaculus, vale a dire domestico, familiare; a sua volta, questo vocabolo deriva da verna, cioè lo schiavo nato in casa.

VOLGARE Cioè proprio del volgo, lo strato sociale culturalmente ed economicamente più svantaggiato. Usiamo questa parola per indicare tanto chi è rozzo, tanto per riferirci a quella lingua italiana in formazione, nel corso del Medioevo. All’epoca l’uso del termine volgare non indicava necessariamente un italiano di bassa lega, piuttosto ci si riferiva alla lingua parlata dal popolo. Il volgo, per l’appunto. Dante, per intenderci, scrisse la Divina Commedia in italiano volgare, rendendolo l’italiano letterario.

TRIVIALE Oggi usiamo questa parola come sinonimo di volgare. All’origine, la parola latina “trivium” indicava un incrocio di tre diverse strade. Molto presto, il vocabolo ha iniziato a essere utilizzato per descrivere quel luogo della strada nel quale ci si trovava per parlare e chiacchierare, magari in modo anche un po’ sboccato. Insomma: in assenza di automobili, le strade erano il luogo di incontro del popolo: è facile capire perché questa parola abbia assunto il significato che conosciamo.

PLEBEO Anche in questo caso, abbiamo un chiaro rimando alla latinità. Nel linguaggio corrente, il termine plebeo indica in genere gli strati più bassi e meno abbienti della popolazione; nel mondo latino, i plebei erano i cittadini romani appartenenti alla classe della plebe (dunque, non erano patrizi, dai quali si distinguevano per natali e per denaro).

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