Pulcinella (Depositphotos)
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ARLECCHINO La simpatica maschera bergamasca ha un’origine ben più inquietante di quello che può sembrare. Il suo nome è infatti quello di un demone: deriva dal tedesco Hölle König (re dell’i nferno), traslato in Helleking, poi in Harlequin, con chiara derivazione infernale. Non a caso, nella Divina Commedia di Dante compare il demone Alichino. Prima di Dante, nel XII secolo, Orderico aveva citato l’apparizione un corteo di anime morte guidato da un demone gigante, da lui chiamata familia Herlechini.

PANTALONE La nota maschera veneziana è in realtà auto-ironica: il nome Pantalone deriva dal francese pantalons, con il quale venivano chiamati in modo spregiativo i veneziani all’estero perché portavano larghi calzoni che prenderanno il nome di pantaloni. Il nome francese di pantalons si deve alla devozione che i veneziani avevano ed hanno per san Pantaleone.

PULCINELLA Pare che il nome Pulcinella si debba a Puccio d’Aniello, un contadino di Acerra al quale si ispirò l’inventore della maschera, Silvio Fiorillo, nei primi decenni del Seicento. Cosa poco nota, ma assai interessante, è che Pulcinella ha subìto una metamorfosi nel corso del tempo: inizialmente aveva i baffi e portava un cappello a bicorno. L’attuale abbigliamento è di metà Ottocento, inventato da Antonio Petito.

GIANDUJA L’etimologia della maschera piemontese è incerta. La tradizione vuole che Gianduja derivi da “Gioann dla doja”, che in lingua piemontese significa Giovanni del boccale. Un’altra spiegazione, più erudita, fa risalire il nome Gianduja a “Jean Andouill e”, nome francese di Zan Salcicicca, il nome di uno degli Zanni della Commedia dell’Arte. Poiché Giovanni Battista Sales e Gioachino Bellone, gli inventori di Gianduja, non ci hanno lasciato alcuna spiegazione, il mistero resta.

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