tiramisu (Depositphotos)
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Giorgio Cavallo

BRIOCHE Il nome pare che derivi dall’antico normanno brier, “impastare”: è entrato nel linguaggio corrente a partire da inizio XX secolo, età d’oro delle caffetterie. Prima, si preferiva usare il generico termine “dolce”. In età fascista, con l’italianizzazione delle parole straniere, si preferì utilizzare il termine “brioscia”, tra l’altro usato nel sud Italia per un altro caratteristico dolce al forno.

CHANTILLY Che la più famosa delle creme di pasticceria sia di origine italiana, è poco noto. Trae in inganno l’uso del termine Chantilly, pare perché François Vatel, cuoco e maestro di cerimonia del noto castello francese, la utilizzava spesso. In realtà, noi sappiamo che era già nota nella nostra penisola a partire dal XVI secolo: appare nelle ricette dei cuochi Cristoforo di Messibugo e Bartolomeo Sappi. Passò poi in Francia, dove fece furore e dove i francesi, probabilmente, la “nazionalizzarono” spacciandola per propria.

CROISSANT Il significato della parola è intuibile: in francese significa “crescente”, perché il dolce ricorda per l’appunto una mezzaluna crescente. In realtà, anche se noto con un nome francese, questa brioche è di origine austriaca: la sua esistenza è documentata almeno dal Duecento, come discendente del nipferl austriaco. La cosa singolare è che il croissant fu “spacciato” per dolce commemorativo della sconfitta turca a Vienna nel 1682. In realtà, il croissant moderno risale al 1838-1839, quando a Parigi aprì una fortunata Boulangerie Viennoise.

TIRAMISÙ Può sembrare un dolce antico, invece il tiramisù è straordinariamente moderno. La ricetta compare a partire dagli anni Sessanta e il nome è entrato nei dizionari di lingua italiana solo dagli anni Ottanta del Novecento. Si dice che l’origine sia veneta, ma sul vero significato del nome c’è molta confusione. Qualcuno parla di un dolce che dà energia, altri ricordano che veniva considerato una pietanza particolarmente … afrodisiaca.

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