gambizzato
Cronaca
IL CASO

Parla l’uomo gambizzato alle Vallette: «Hanno arrestato la persona sbagliata»

La verità di Vincenzo Di Bari, vittima dell’agguato in viale Mughetti. «Chi mi ha sparato è ancora fuori»

«In carcere c’è un innocente. Chi mi ha sparato è fuori». A parlare è Vincenzo di Bari, 41 anni, che la notte del 4 giugno ha rischiato la vita nell’agguato delle Vallette, in viale Mughetti. Il suo assalitore gli ha sparato tre colpi di pistola dopo le 23. Uno è andato a segno, poco sopra il gluteo. «Guarda qui, ho rischiato grosso. Se mi avesse preso due centimetri più sopra sarei paralizzato», dice mostrando quel che resta della ferita, mentre beve un caffè in un bar di corso Cincinnato, poco distante da dove abita.

Il 17 giugno, gli agenti della squadra mobile hanno fermato Vincenzo Mangano, 33 anni, pregiudicato. Sarebbe lui il presunto l’assalitore, ma Di Bari è categorico: «Non è lui. Ne sono sicuro». Tuttavia, alla domanda su chi sarebbe l’uomo giusto, Di Bari tentenna: «Non lo so. Dopo che mi ha sparato ho solo pensato a salvarmi la vita, non l’ho guardato in faccia». E allora prima, al momento dell’incontro? «Non l’ho riconosciuto, era buio, non si vedeva niente». Tuttavia, la vittima afferma che «Mangano è troppo basso. Se lo conoscevo? No, ho visto le foto nell’interrogatorio e l’ho cercato sui social. Ma non è lui». Dunque, secondo la ricostruzione di Di Bari, l’uomo che ha sparato in viale dei Mughetti era più alto. «Almeno un metro e ottanta, più di me che sono alto 1,76». Eppure, dai verbali dell’interrogatorio si evince che a sparare è stato un certo “Enzo”, che coinciderebbe col Vincenzo fermato dai poliziotti. Di Bari afferma di non conoscerlo. «Mi hanno fatto vedere la sua foto più volte, insieme a quelle di una decina di altri soggetti. Ma io quell’Enzo non l’ho mai visto». Quella notte, secondo gli inquirenti, la vittima aveva fatto da paciere a una lite, accompagnando l’amico Giovanni a un incontro dove c’erano altre persone residenti nella zona. Tutto a causa dell’ex ragazza di uno di loro. Anche qui, Di Bari precisa di non conoscere la donna oggetto della contesa. «Io quella ragazza non la conosco. Non l’ho mai vista. Mi hanno fatto il nome di una certa Mary, mai sentita». A incastrarlo è stato un testimone, che ha portato gli inquirenti sulla pista che ha poi permesso l’arresto di Mangano. Secondo la vittima, il testimone avrebbe raccontato «tante cavolate sul mio conto. Ha detto cose false, e non è vero che io sono crollato dopo la sua testimonianza. Ora rischio di passare per un infame». Di Bari, scampato all’agguato, è uscito dall’ospedale e ora è tornato a casa. Nel 2015 era stato arrestato per due rapine. Dopo quattro anni, è uscito di galera. «Il mio debito con la giustizia l’ho pagato, adesso basta. In questo quartiere c’è tanta ignoranza, e ora il mio nome viene di nuovo infangato». Minacce ricevute? «Nessuno mi ha mai minacciato, ma ora temo per me e la mia famiglia».

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