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IL FATTO

Parco della Salute con il Sant’Anna. Ma ora fa paura il “caro materiali”

Atenei, Comune e Regione confermano il progetto da quasi 700 milioni

Sul Parco della Salute, almeno per mettere al sicuro bandi e conti, bisogna correre. E l’abbrivio ai parlamentari del territorio arriverà tanto dal Comune, quanto dalla Regione in senso trasversale perché intervengano con un emendamento, mentre procede un tentativo di corsa ai ripari con l’Anac sul progetto già messo a punto nel 2020. Vi confluiranno Molinette, Cto con l’Unità Spinale e il Sant’Anna, ad eccezione dell’ospedale infantile Regina Margherita che diventerà una azienda sanitaria autonoma. Ma se si vogliono rispettare i tempi e affidare i lavori entro la fine di quest’anno, senza l’incubo di dover rivedere le cifre alla luce dei rincari di materiali e energia, rischiando anche che si sfilino gli investimenti privati, servirà una “clausola di salvaguardia” sui costi. Affinché questi non lievitino come è già stato sul mercato a causa della crisi delle materie prime e poi di quella scatenata dalla guerra in Ucraina.

In ballo ci sono 666 milioni di euro calcolati ben prima dello stravolgimento dei prezzi degli ultimi sei mesi, insieme con tutto ciò che resta a corollario del più grosso piano di edilizia sanitaria che abbiano mai conosciuto Torino e il Piemonte. Il progetto di per sé non sarà modificato e se, ad oggi, procedono i lavori di bonifica dell’area avviati a fine settembre, in base allo stesso cronoprogramma la Commissione di gara procederà alla valutazione dei progetti definitivi e delle relative offerte in autunno per giungere all’individuazione del vincitore entro fine 2022. E queste sono due delle tre priorità che si è data la “cabina di regia” tra Comune, Regione, Università e Politecnico, all’insegna della concordia. Almeno su quanto già stabilito. «Remiamo nella stessa direzione» avrebbe chiosato il governatore Alberto Cirio al termine dell’ultimo vertice di ieri mattina, che ha lasciato aperta solo la riflessione sul numero di pazienti che potranno essere ospitati. Sicuramente serviranno più posti letto anche a livello territoriale ma alcuni verranno dalla conversione dell’attuale Centro traumatologico in ospedale “spoke” in continuità con la precedente specialità e l’attuale Unità spinale. Come ha sottolineato il sindaco Stefano Lo Russo, confermando la comunione d’intesa, «la pandemia ci ha insegnato che non ne servono tanti per le acuzie, ma un sistema di medicina territoriale in grado di gestire quelle che non lo sono». Ferma anche la volontà di valorizzare l’ingresso nel Parco della Salute del mondo imprenditoriale includendo le vecchie Arcate Moi in un “polo di biotecnologie” a cui Torino già pensava con Università e Politecnico ma è rimasto congelato da oltre cinque anni. Per questo, assicurano le istituzioni coinvolte, «sarà consolidato il gruppo di lavoro messo in campo per mettere a punto un progetto integrato degli spazi associati alle diverse funzioni del Parco».

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