TORRAZZA Il ragazzo, 17 anni, non ha sporto denuncia. La solidarietà delle associazioni

«Papà, sono un omosessuale». E il genitore lo prende a botte

Il caso sta rimbalzando da giorni sui social. L'invito del presidente di Arcigay: "Bisogna raccontare tutto"

«Papà, sono gay». Una frase difficile da dire, soprattutto oggi, dove c’è ancora molta reticenza nell’esternare le proprie tendenze sessuali. Ed è per questa frase che un giovane di Torrazza Piemonte sarebbe stato picchiato dal genitore. Il condizionale è d’obbligo in questo caso perché, nonostante la notizia stia rimbalzando da giorni sui social, non trova alcuna conferma ufficiale da parte delle forze dell’ordine.

Il giovane, che dovrebbe avere 17 anni, non ha sporto denuncia ai carabinieri e non si è nemmeno recato in ospedale per farsi medicare. E in attesa che i carabinieri della compagnia di Chivasso svolgano le indagini del caso per scoprire la verità su questo spinoso caso e per capire se sia vero, è già giunto, a prescindere, l’invito da parte dell’Arcigay nazionale e di Torino, un messaggio di solidarietà e di invito a «denunciare. Non bisogna fare finta di nulla. Ognuno deve essere libero di vivere la propria sessualità senza paure», commenta Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay.

E Piazzoni va oltre: «La drammatica storia di Torino, in cui il violento è un papà, è uno schiaffo a mano aperta. Vogliamo dirlo con chiarezza, una volta per tutte: servono strategie di prevenzione e contrasto complesse, che la politica non sta dando. Un esempio per tutti è l’Emilia Romagna, dove nell’ultimo mese si sono verificate due gravi aggressioni omofobiche, a Bologna e a Parma. La legge quadro regionale di contrasto all’omotransnegatività è bloccata da un veto interno alla maggioranza di centrosinistra e il presidente Bonaccini, assieme a tutta la sua giunta, ostinatamente tace. Stesso silenzio lo registriamo in altre regioni e addirittura in Parlamento, da tanti anni. Quindi, che si fa? L’assenza di risposte adeguate, a nostro avviso, è grave almeno quanto il fenomeno in sé: chi non reagisce è complice della violenza».

Alla solidarietà dell’Arcigay si aggiunge quella del circolo “Ottavio Mai” di Torino: «Esprimiamo tutta la nostra vicinanza al ragazzo – dichiara la presidente Francesca Puopolo – e mettiamo a sua disposizione i nostri servizi».

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