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PAOLO PEJRONE. «Creare un orto è dare spazio alla poesia»

L’architetto e paesaggista piemontese presenta il nuovo giardino del Castello di Miradolo appena ridisegnato e che si potrà ammirare da sabato prossimo
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Di giardini nei suoi 50 anni di carriera ne ha progettati moltissimi, oltre 800, tra questi il parco di Villar Perosa e di Villa Frescot di proprietà della famiglia Agnelli. Ma nel suo portfolio annovera anche i Rotschild, l’Aga Khan, Carlo De Benedetti, Valentino, i principi Borghese, Anna Bonomi Bolchini, Isa Parodi Delfino, i principi Sanjust, gli Sforza, gli Odescalchi, i Rossi di Montelera e altre nobili casate. Nobile lo è anche lui, Paolo Pejrone, in più con una passione, ereditata dalla nonna Natalie, quella per l’orto e il giardino. «Io sto dalla parte delle piante» dice. Una passione che l’ha portato, alla vigilia dei suoi 80 anni, anche al Castello Miradolo dove ha fatto rinascere l’antico orto, «robusto nella scelta delle varietà e sano – commenta -, colorato e profumato, dal disegno attuale ma un orto dei ricordi, nei gusti e nei profumi» e che il pubblico potrà visitare da sabato prossimo insieme alla rassegna “Oltre il giardino. L’abbecedario di Paolo Pejrone”. È dedicata al grande architetto paesaggista torinese, allievo di Russel Page e Carlo Mollino, la rassegna promossa dalla Fondazione Cosso e curata da Paola Eynard e Roberto Galimberti che per un anno condurrà il visitatore in un viaggio “oltre il giardino”, attraverso il pensiero di chi lo progetta, secondo un “dis-ordine” alfabetico, la O di orto, la C di calma, la T di tempo. «Il giardino è il ricordo che noi lasciamo al futuro – spiega l’architetto-giardiniere -, non è importante la mia firma. Creare un orto a Miradolo ha significato dare spazio alla poesia della speranza». Una rassegna con due anime: una si svilupperà all’interno del Castello e l’altra nei sei ettari del parco inglese che lo circonda. Nelle 15 sale dell’antica dimora le parole di Pejrone dialogheranno con importanti opere d’arte. La sala sul tema dell’Oriente, ad esempio, accosterà gli acquerelli dei Giardini Reali di Venezia al famoso blu, dorato e rosa di Yves Klein e alle peonie di Andy Warhol; Fortunato Depero sarà presente con “La città delle api” e poi ci saranno i fiori e le foglie di De Pisis, l’installazione site specific di Giulio Paolini, i lavori “botanici” di Richard Long, Giorgio Griffa, Jessie Boswell, Piero Gilardi, Paolo Paschetto. La parte esterna della mostra, invece, disseminata di schermi, consentirà di scoprire dalla voce di Pejrone le varie specie botaniche e di ascoltare, passeggiando nei giardini, aneddoti e racconti sulla Torino della sua infanzia. Questa di Miradolo sarà anche una rassegna “stagionale”, che varierà nel corso dell’anno con il variare delle stagioni, perché, come sottolinea Pejrone, «anche il giardino quando nasce è ordinato e preciso ma, col tempo, può crescere anarchico e libero, come una conversazione, come un dialogo. Da sempre, nel giardino, l’uomo cerca di organizzare la natura in qualche maniera, di darle una forma, di metterla in ordine. E la natura provvede a fargli capire la differenza tra controllo e cura. Non è domabile e, soprattutto, non vuole essere domata: la natura vuole essere protetta e aiutata». L’esposizione sarà completata da una installazione sonora a cura del progetto artistico Avant-dernière pensée. Oltre la mostra, la Fondazione Cosso ha creato una visita guidata in cuffia nel Parco storico del Castello con quattro itinerari di passeggiata, uno per ogni stagione. In programma per tutta la durata della rassegna attività didattiche per scuole e famiglie e incontri letterari e divulgativi.

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