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Cronaca
L’ALLARME. Dopo gas e luce arriva la “stangata” alimentare

Pane, pasta e cereali: «Rincari fino all’80%, è tutta speculazione»

Preoccupazioni di panettieri e pastai per l’aumento dei prezzi. Crescono anche olio di semi, latte e imballaggi

Gli agnolotti piemontesi, i “plin” e in generale tutta la pasta, orgoglio nazionale, ora costerà più cara. Lo stesso discorso vale per un bene di prima necessità come il pane, ma anche olio di semi, uova, gli imballaggi di plastica, i pallet e tanti altri prodotti, i cui prezzi stanno letteralmente schizzando alle stelle. Il motivo è riconducibile all’aumento vertiginoso delle materie prime, come il grano, il mais e la soia, dettato senza dubbio da una speculazione senza precedenti. Dopo la stangata delle bollette di gas e luce con aumenti di oltre il 40%, è quindi il turno dell’alimentare con rincari che arrivano addirittura al doppio. «E’ il caso della soia che in queste settimane ha registrato un vero e proprio boom con un rialzo al +80%, le farine di soia al +35%, così come il mais al +50%» spiegano da Coldiretti, preoccupati anche per l’aumento del latte al +5%. La responsabile agroalimentare di Cna, Elena Schina, segnala invece : «L’aumento di ben il 50% del costo del grano e dell’olio di semi». Rincari che rappresentano un bel problema per panettieri e panificatori, oltre che per i consumatori. «La semola di grano duro, utilizzata per produrre pasta e pane, è aumentata del 70%, quindi di conseguenza pastai e panettieri si trovano a dover aumentare i prezzi dei loro prodotti» spiega Fabio Fontaneto di Cna, produttore di pasta fresca. «L’aumento potrebbe arrivare al 10-15% e si penalizzerebbero ancora una volta i più poveri. Ma anche noi siamo in difficoltà perché la grande distribuzione non accetta di pagare di più». I motivi di questo aumento non sono certo semplici da spiegare: «Sicuramente ora c’è una grande speculazione a livello internazionale – spiega Fontaneto -, la Russia preferisce vendere le semole alla Cina che a noi. Inoltre gli ettari coltivati a grano si sono ridotti notevolmente e trovare le semole è sempre più difficile. In compenso il consumo di pasta non è mai stato così elevato e di conseguqnza i rincari sono anche in parte dovuti alla solita legge della domanda e dell’offerta».

Molto preoccupato è anche Franco Carlo Mattiazzo, presidente dell’Associazione panificatori Torino e Piemonte: «La farina è aumentata di 10-15 euro al quintale e se si aggiunge la stangata dell’energia elettrica di oltre il 40% non possiamo far altro che aumentare anche noi il prezzo del pane. Non è certo un bel momento per la gente che non ha soldi da spendere. Siamo di fronte a una speculazione dei grandi proprietari che riguarda tutta la filiera».

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