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Il paese dei campanelli

C’era una volta il portinaio. Poi vennero le porte elettriche e i citofoni, con tutti i nomi e i piani degli inquilini. Con la moda della privacy nelle case Vip sparirono i nomi, sostituiti da numeri o lettere dell’alfabeto. O sai il simbolo, o devi rompere le balle all’intero condominio. C’è anche il citofono interattivo, tutto in ottone fighissimo.

Sotto il nome di ogni inquilino c’è un numero, e in basso una tastiera, con dei pulsanti a fianco. Devi guardare che numero ha il tizio dal quale devi andare, e digitarlo sulla tastiera. Poi devi premere, scegliendo fra quattro pulsanti dai simboli misteriosi (cancelletti, asterischi) quello col simbolo del campanello. Se è buio e sbagli tasto, resti lì ad aspettare come un balengo. Fra un po’, per andare in visita, ci vorrà un apposito diploma.

Ricordate i bei tempi in cui ogni ufficio pubblico, ospedale, ente, banca, azienda importante, aveva il suo centralino? Chiamavi, ti rispondeva una voce in diretta, chiedevi l’interno e te lo passavano. Adesso parli con una voce registrata “le linee sono sovraccariche, resti in linea per non perdere la priorità acquisita”, e via con la musichetta, finché parte il “per l’operazione tale digitare uno, per la talaltra due, per l’altra ancora tre, eccetera” Se non sei in gamba, ti ci perdi. Quanto mi manca Santa Guida Telefonica, con tutti i numeri fissi in ordine alfabetico! Ora se non sai il numero di cellulare di chi vuoi chiamare sei fritto. Non lo sa nessuno. Lo conoscono solo i call center, che ti sfruculiano da mane a sera per proporti contratti e prodotti. I governi e le multinazionali sanno tutto di noi, ma noi non sappiamo più niente degli altri. È un mondo all’incontrario.

collino@cronacaqui.it

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