L'ex premier Giuseppe Conte (Depositphotos)
Il Borghese

Ora misure per i cittadini

Tra oggi e domani è atteso il nuovo decreto della presidenza del Consiglio dei ministri che convaliderà le misure in scadenza il 13 aprile, ma – si spera – allenterà in parte la morsa stretta attorno al Paese e a tutti noi. Entriamo nella “fase 2”, quella di convivenza con il virus. Alcune aziende ripartiranno, con tutte le cautele del caso, ma almeno inizialmente si tratterà solo di quelle a sostegno della filiera alimentare. Che non si è mai fermata, ma sta scontando le maggiori difficoltà legate ai trasporti, agli approvvigionamenti e via discorrendo. Con il risultato che adesso fare la spesa, anche al mercato, costa in media il 20 per cento in più. E sono bastate poche settimane, perché accadesse, quindi immaginatevi cosa accadrebbe continuando con il Paese in quarantena. Il piano del governo deve, e sottolineo deve, adesso preoccuparsi anche di questo o soprattutto di questo. Perché non sono 600 euro promessi alle partite Iva, o i buoni spesa a salvare capra e cavoli, letteralmente, non è possibile. Se alle aziende serve liquidità, occorrono interventi perché non ci si trovi in uno scenario post catastrofico con l’inflazione alle stelle, con un ulteriore impoverimento della popolazione. Prezzi calmierati alla fonte, innanzitutto, e poi controlli mirati di quelli che faceva un tempo l’annonaria. E poi serve liquidità nelle tasche dei cittadini, non solo delle imprese, perché quando riapriremo per davvero, avremo attorno non solo serrande abbassate, ma molti più disoccupati. E qui, tocca dirlo, medici e virologi non possono dire molto, e neppure gli industriali: spetta alla politica capire che qui è Rodi e qui si salta. Servono misure eccezionali, come eccezionali sono state le restrizioni, e non soluzioni come bond statali, garanzie o prestiti forzosi. Abbiamo già visto e già dato, grazie. Inventatevi un altro copione, adesso.

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