Soldato
Il Borghese
L’ANALISI Mine antiuomo nelle case. L’Italia chiude i porti alle imbarcazioni russe

Ora è corsa al massacro

Zelensky dice no ai negoziati, la popolazione è massacrata

Viene evocata con fin troppa facilità il rischio nucleare, in quello scenario da macello che è la guerra in Ucraina: Zelensky l’ha ribadito, ha sottolineato ancora una volta che secondo lui Putin è pronto anche a usare l’atomica. Sembra una maniera ulteriore di fare pressione su un occidente che, a dire il vero, continua a non far mancare il sostegno al suo Paese. Eppure Zelensky insiste, accelera: «Prima avremo tutte le armi richieste, prima arriverà la pace».

Nel frattempo, atrocità si sommano ad atrocità: Kiev – dove sono segnalate truppe britanniche con il compito di addestrare i soldati ucraini – è sotto i bombardamenti e le autorità locali hanno diffuso la notizia di novecento civili uccisi a colpi di pistola, «giustiziati». E sempre da fonti governative arriva un allarme su mine antiuomo nascoste nella città devastata dai soldati russi in ritirata: nelle strade, tra le macerie, nei cestelli delle lavatrici degli appartamenti vuoti.

Mentre a Mariupol si gioca il destino di migliaia di soldati, cui Mosca intima la resa, ma che Zelensky rifiuta per timore che possano essere uccisi anche dopo essere arresi. Il medesimo destino che i russi hanno promesso a chi non deporrà le armi. «La distruzione delle truppe a Mariupol – ha risposto Zelensky – sancirà la fine dei negoziati». Già, i negoziati tra Kiev e Mosca che, a onor del vero, sono avvolti dal mistero. Esistono realmente o è solo un muro contro muro? Esiste una volontà di trovare un accordo – sempre che esistano spazi di manovra – oppure ormai l’unica opzione è l’annientamento totale del nemico?

In una intervista rilasciata alla Cnn, a Zelensky è stato chiesto un commento a un video che mostra gli orrori e le rappreseglie ai danni della popolazione civile, il massacro del suo popolo. «Da padre non riesco a guardarlo, perché se no dopo vorrei vendetta, vorrei uccidere – ha detto -. Ma devo guardarlo come presidente e devo fare mio meglio affinché questa guerra non sia infinita».

Proseguono anche le “operazioni” negli altri Paesi: mentre gli Usa si preparano a ricevere la visita di ministri ucraini, la Germania approva un budget di due miliardi di euro per le spese militari internazionali. Mosca vieta l’ingresso nel Paese a Boris Johnson (che d’altra parte non sarebbe stato credibile come mediatore) e l’Italia, nella politica delle nuove sanzioni decise dall’Unione Europea, chiude i suoi porti alle imbarcazioni russe o comunque con bandiera russa, yacht degli oligarchi compresi, ma con l’eccezione di natanti di soccorso o per il trasporto di cibo e risorse energetiche.

andrea.monticone@cronacaqui.it

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