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LE NOSTRE BOCCIOFILE

Ora il circolo sogna di allargarsi: «Siamo tanti, ci servono spazi»

I soci del “Gruppo amici delle bocce” di via Scotellaro

Tre uomini e una pala. Era iniziata grossomodo così l’avventura del “Gruppo amici delle bocce” di via Scotellaro. Era la seconda metà degli anni ’70 e Rebaudengo era un quartiere giovanissimo, abitato per la quasi totalità da dipendenti Fiat. Matteo Ferrazzano, per 30 anni alla Spa Stura – l’attuale Iveco – era uno dei tre uomini di cui sopra e racconta così la nascita del circolo. «Si presentò l’allora sindaco Diego Novelli. Noi, con la pala in mano, stavamo pulendo e livellando un vecchio terreno degradato. Così chiedemmo a Novelli la possibilità di avere un posto dove poter giocare alle bocce e trascorrere i pomeriggi in compagnia».

Detto fatto. All’epoca le cose si facevano in fretta e nel giro di una settimana il campetto per le partite era già pronto. Successivamente, fu costruito un prefabbricato di 50 metri quadri, attuale sede dell’associazione. Che però adesso non basta più. «Vorremmo ampliarlo», spiega Giuseppe Mauro, da due anni presidente in via Scotellaro. I soci si stanno battendo da anni affinché il loro desiderio venga esaudito, ma di questi tempi è tutto fuorché semplice.

Avanzate più volte richieste a Circoscrizione e Comune, la risposta per adesso è stata picche. Mancano le risorse. «Eppure – spiega Mauro – gli anziani del quartiere ne hanno bisogno. Siamo all’estrema periferia Nord della città. Qui in zona non c’è molto e piuttosto che vedere la gente di una certa età al sole sulle panchine, preferiamo accoglierla noi in bocciofila».

I soci non si arrendono e ci sperano. Del resto la forza di volontà non è mai mancata, se è vero che la collaborazione è massima in tutto, dalla cura del vicino spazio verde alle collette quando c’è bisogno. E si resiste anche ai furti, l’ultimo tentato a maggio col danneggiamento di una porta. Il cuore della bocciofila è grande. In via Scotellaro, anche se siamo all’estrema periferia cittadina, chiunque viene fatto sentire come a casa propria.

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