La famiglia Ciontoli con Marco Vannini mentre festeggiano il compleanno del ragazzo
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OMICIDIO VANNINI. La famiglia dell’ex 007 condannata al carcere: l’hanno lasciato morire

Quello di Marco Vannini, ucciso a 20 anni nel maggio del 2015 mentre era a casa della sua fidanzata, è stato un omicidio volontario. Lo hanno stabilito, a 5 anni da quella notte piena di bugie, i giudici che hanno emesso la sentenza del processo di appello bis: Antonio Ciontoli, ex 007 e padre della fidanzata di Marco, è stato condannato a 14 anni; mentre 9 anni e 4 mesi sono stati inflitti alla moglie Maria e ai due figli Martina e Federico, tutti presenti nella villetta di Ladispoli al momento del delitto. Per loro il reato è concorso anomalo in omicidio volontario. Dunque, a essere responsabile della morte di Vannini è stata tutta la famiglia Ciontoli. Tutti insieme. Tutti testimoni della lunga agonia di Marco che chiedeva aiuto e chiamava la madre mentre da casa Ciontoli partivano telefonate al 118 a cui venivano fornite singolari versioni di quello che era accaduto: il ragazzo stava male perché si era spaventato, stava male perché si era punto con un pettine. Invece Marco era stato colpito da un proiettile partito dalla pistola di Ciontoli. La sentenza ha accolto dunque in parte le richieste della procura generale che aveva invocato 14 anni di carcere sia per l’ex militare dei servizi segreti Ciontoli, responsabile a suo avviso della morte del ragazzo, che per i familiari. Marco fu colpito dal proiettile per errore e poi venne ritardato l’arrivo dei soccorsi: questa era stata dal principio la ricostruzione dei pm di Civitavecchia che indagarono sulla vicenda. La pm che aveva coordinato gli approfondimenti, Alessandra D’Amore, aveva anche subìto l’avvio di un procedimento disciplinare a causa di indagini che, secondo il ministero della Giustizia, sarebbero state negligenti. In seguito il procedimento era stato archiviato per assenza di elementi a supporto dell’accusa. La vicenda processuale del caso Vannini è stata segnata anche dalla clamorosa sentenza del primo processo di appello, nel gennaio 2019. Mentre in primo grado Ciontoli era stato condannato a 14 anni per omicidio volontario, il verdetto di secondo grado ribaltò quella sentenza stabilendo che Ciontoli avrebbe dovuto scontare solo 5 anni per omicidio colposo. Fu confermata, invece, la condanna per moglie e figli: 3 anni per omicidio colposo. La notte del 18 maggio, in realtà, nella casa del delitto c’era anche un’altra persona: Viola, la fidanzata del figlio di Ciontoli, assolta però in primo grado. Durante l’udienza, Antonio Ciontoli ha voluto rilasciare delle dichiarazioni spontanee: «Chiedo perdono per quello che ho commesso e anche per quello che non ho commesso. So di non essere la vittima ma il solo responsabile di questa tragedia», ha detto in aula. All’uscita da palazzo di giustizia, Valerio Vannini, il papà di Marco ha detto: «Per noi il riconoscimento dell’omicidio volontario era quasi più importante degli anni di carcere inflitti. Questa sentenza ci rende giustizia, come ha detto mia moglie, la giustizia esiste dopotutto».

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