corrado e silvana
Cronaca
IL FATTO. L’auto con i corpi era nella falegnameria di famiglia

Uccide la moglie malata e si spara alla tempia: «Così non soffrirà più»

Corrado Aramino non sopportava il dolore di Silvana Laurent. Trovato un biglietto sul cruscotto: «Chiedo scusa a tutti»

Corrado Aramino ha scelto il cortile interno della sua falegnameria per compiere quel gesto “definitivo” che ha posto fine alla sua vita e a quella di sua moglie, Silvana Laurent. Un vecchio deposito con i muri scrostati alle spalle della stazione ferroviaria di Strambino. Un cascinale di proprietà dell’uomo, ma che da tempo aveva abbandonato: «Per lui era come un rifugio – raccontano al bar “Parla pa” -. Lì ci aveva lavorato dopo essere andato in pensione. Era stato un coltivatore diretto. Poi aveva venduto tutto e aveva avviato l’attività in quella falegnameria. Per un po’ ha lavorato, poi Silvana si è ammalata e lui non ha più avuto tempo. Si è dedicato completamente alla moglie». Una coppia, Corrado e Silvana, molto unita, ma che non aveva avuto prole. I due coniugi si erano affezionati in modo particolare, alle nipoti di lei che vivono a Gressoney, il piccolo centro della Val d’Aosta dove Silvana era nata 63 anni fa. Corrado, invece, di anni ne aveva compiuti 72 a dicembre. «Sta molto male, prima gli occhi, poi tutto il resto», aveva confidato l’uomo agli amici del “tre sette” del “Parla pa”. Visite specialistiche, ricoveri, somministrazione continua di farmaci, Silvana non ce la faceva più ed era anche stata costretta a lasciare il lavoro di assistente socio sanitaria. «Questa non è più una vita», ripeteva Corrado a chi conosceva da sempre. La decisione di farla finita è maturata con il tempo. L’uomo possedeva una vecchia semiautomatica, una Beretta calibro 22, regolarmente denunciata e che non aveva mai utilizzato. Negli ultimi giorni l’ha pulita, ingrassata e caricata. L’intenzione era chiara, ma resta da verificare se la moglie fosse consenziente o meno. Ciò lo accerteranno i carabinieri della compagnia di Ivrea e il pm Elena Parato. L’omicidio suicidio risale, secondo quanto ipotizzato dal medico legale, a due, tre giorni fa. Ma solo ieri alcuni parenti che non avevano più notizie della coppia da una settimana, hanno avvertito i militari. In quel magazzino i carabinieri si sono recati subito e hanno trovato i due cadaveri all’interno della loro auto, una Fiat Panda. Due colpi alla tempia, a quella sinistra della donna e quella di destra di Corrado Aramino. Sul sedile la pistola e sul cruscotto è stato trovato un biglietto scritto da Corrado Aramino di suo pugno: «Chiedo scusa a tutti». Un secondo biglietto, sempre scritto a mano da Aramino, è poi stato ritrovato su un mobile del soggiorno di casa, in via Vercelli 38 a Strambino, a poca distanza dal magazzino che si trova in via Don Giacomo Ciocchetto. In questo secondo messaggio, l’uomo ha voluto spiegare il motivo del gesto con un riferimento preciso alle condizioni di salute della moglie: «Non ha sofferto e non soffrirà più». La porta di casa era chiusa dall’esterno, l’ambiente è stato trovato pulito e in ordine; sul comò le fotografie di Silvana e Corrado felici sulle montagne valdostane, le immagini delle nipoti e di un cane che per anni aveva fatto loro compagnia: «Gli manca solo la parola», diceva Silvana alle persone che incontrava quando portava il suo Labrador a fare lunghe passeggiate in campagna.

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